ARTE

“DOGWOMEN”. La libertà di essere ciò che si vuole.

IL LUSSO DI SCEGLIERE DI ESSERE L’OGGETTO DEL DESIDERIO E CONFONDERE I RUOLI. ECCO COSA METTE IN SCENA VALERIA MAZZA.

Oltre ogni modello e convenzione, al di là di qualsiasi perbenismo e incurante del giudizio e pregiudizio, la femminilità si fa sottomissione in questo progetto fotografico di Valeria Mazza, che non a caso prende il nome di “DogWomen”. Un’elegante seduzione curata nei dettagli, un raffinato compiacimento, che malizioso fa confondere fragilità e consapevolezza, finzione e realtà, gioco e sentimento. È così che lo sguardo spregiudicato e intenso della Mazza, artista eclettica e visionaria, fotografa le sue “DogWomen”. Una collezione che è compenetrazione, è connubio tra moda, design e fisicità. Un racconto per immagini di femminilità che finge la rinuncia al comando ostentando devozione.

PLAYBOY: Ho perso il conto, questa è la mostra numero…?

MAZZA:
Ah guarda, in oltre trent’anni di carriera non saprei risponderti nemmeno
io. Ma poco importa, perché comunque non sarà l’ultima. E poi, niente numeri, alle rappresentazioni si danno titoli, nomi. Sono storie, frammenti di vite, racconti pieni fermati nell’istante di un’immagine.

PLAYBOY: Questo delle “DogWomen” è un tema tabù… È corretto dire che è uno degli shooting più forti che hai scattato? Hai incontrato resistenze?

MAZZA: Resistenze sarebbe un eufemismo! Sì, tante, a partire dalla preparazione del set. Figurati che all’inizio anche Sergio (Colantuoni, stilista e fashion director sul set, ndr) sgranò gli occhi, ma fu solo
per un istante, mi conosce da una vita e ci mise un attimo a entrare in sintonia con la storia, a capirla e condividerla con me. Poi fu la volta della modella. Ha battuto la ritirata ancor prima di iniziare, ma fu prontamente sostituita con una collega che invece colse l’essenza del gioco e capì immediatamente l’immenso significato di portare in scena la libertà di essere ciò che si vuole, quando lo si vuole. A lavoro finito, fu poi la volta delle femministe, termine anacronistico che peraltro ho sempre trovato paradossale. Il solo fatto che si necessiti di una difesa presuppone un che di inferiorità, mentre le mie donne sono libere, forti. Vogliono vivere la loro sensualità, che per definizione è priva di freni e vive solo di fantasia, libertà e indipendenza nel pensiero e nell’azione.

PLAYBOY: Quanto c’è di personale e autobiografico in “DogWomen”?

MAZZA: Tutto!

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In tutte le edicole solo con Playboy.
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