ARTE

L’eros secondo il design

Dalle opere iconiche ai sex toy, ecco la cifra erotica del design

Individuo almeno quattro tipi di relazione che il design, e i designer, hanno instaurato nel corso della storia con l’erotismo e le sue forme. Il primo vede i progettisti impegnati in un corpo a corpo con l’immaginario erotico, capace di generare opere iconiche impresse nella nostra memoria, oltre che nella storia del design. Un secondo scenario è quello che il design delinea quando si cimenta in modo diretto con il piacere del corpo e dei sensi, progettando servizi e prodotti ascrivibili al regno dei sex toys. Una terza via individua la sensualità, la piacevolezza e l’appeal come caratteristiche perseguite dai designer indipendentemente dal fatto che l’oggetto di applicazione abbia a che fare con l’eros: la relazione può infatti esprimersi anche attraverso un orientamento progettuale, atto a rendere attraente, “sexy”, qualsiasi prodotto. Una quarta prospettiva individua declinazioni e rivendicazioni di genere nel design capaci di scandagliare gli interstizi di una disciplina per troppo tempo eminentemente maschile, proponendo immaginari, anche sensuali, liberi da atteggiamenti normativi. Ci accompagna nell’esplorazione di questi territori una guida d’eccezione, Loredana Di Lucchio, professore associato in Design e coordinatore della Laurea magistrale internazionale in Product Design alla Sapienza Università di Roma.


Vibrator

PLAYBOY: Opere come il Divano Bocca, recentemente esposto alla GAM di Torino nella mostra dedicata allo Studio65, o le sedute Him & Her di Fabio Novembre, sono arredi frequentati e riconosciuti anche da un pubblico di non addetti ai lavori. Quali progetti consideri capaci di farsi opere iconiche, di interpellare i sensi, di dialogare con il corpo e con gli immaginari erotici?
DI LUCCHIO: Se esiste una caratteristica che distingue il design, così come lo intendiamo nella cultura italiana, dalle altre forme di progettazione, vedi l’architettura o l’arte, è che si è sempre confrontato con le persone, con i loro bisogni e quindi con i desideri. In particolare il design italiano, avendo sviluppato la propria esperienza in quei settori, dalla moda all’arredamento, dove l’aspetto funzionale è consolidato e per i quali l’acquisto non avviene per semplice necessità, si è sempre confrontato con i valori e i significati simbolici delle forme. Proprio nella ricerca dei sensi e delle emozioni, il design italiano più di altri ha trovato una sua “cifra” erotica. In un velocissimo excursus storico – dal secondo dopoguerra a oggi – questa cifra la ritroviamo nei volti e nei corpi litografati da Piero Fornasetti (A), nelle curve dolci degli arredi di Carlo Mollino, che egli stesso accosta con sapienza al corpo femminile nelle sue famose polaroid.


PLAYBOY: Veniamo ai sex toys e alle frontiere della ricerca in materia di giocattoli erotici.
DI LUCCHIO:I sex toys non sono certo un’invenzione moderna. Sin dall’antichità l’uomo ha riconosciuto la necessità del piacere anche al di fuori dell’atto sessuale. Senza dover ripercorrere la storia di questi oggetti, è quanto mai ovvio che la loro diffusione e sviluppo siano stati fortemente condizionati dall’evoluzione – o involuzione – morale. Oggi, almeno nell’Occidente, stiamo vivendo una stagione di consapevolezza e disinibizione nei confronti del sesso e quindi anche nei confronti di questi oggetti.


PLAYBOY: Su cosa influisce la disseminazione di questi giocattoli in contesti di vita quotidiana?
DI LUCCHIO: Considero il fenomeno interessante e innovativo: se da una parte i sex toys perdono quell’aura trasgressiva, eccitante ed emozionale che li ha sempre contraddistinti, dall’altra proprio grazie ad un design attento e controllato entrano a far parte del nostro quotidiano, diventano un oggetto da tenere senza troppi pudori nello scaffale del bagno, o nel cassetto del comodino e ci permettono di vivere la sessualità e il piacere come un atto naturale.

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