ARTE

Tra Musica e Circo

"Reliquie Commestibili", ecco il “circo” spettacolare di Camilla Barbarito: un carrozzone di voci, pose e figure di forte impatto.

Il personaggio è di quelli eclettici. Camilla Barbarito appartiene a quella sfera dell’arte difficile da etichettare, con le radici nella storia ma on the road. Sperimentatrice di contaminazioni, si potrebbe dire scavando nella sua formazione e nelle sue espressioni. Può la personalità o può il caso. Perché Camilla attinge da un lato ai suoi studi di canto lirico e jazz, alla ricerca nel canto popolare, folk e di musiche balcaniche, alle esperienze in ambito teatrale e del racconto in musica, dall’altro respira fino in fondo l’atmosfera e le suggestioni di una certa Milano, diversa da quella da bere, negli storici locali della Casbah meneghina, le viuzze tra Sant’Agostino e la Darsena, un tempo luogo dall’anima pacificamente colorata da mala, prostitute e travestite. Quello di Nina Madù e le Reliquie Commestibili è un “circo” spettacolare: un carrozzone di voci, pose, figure di forte impatto.

PLAYBOY: Le contaminazioni tra generi, la musica portata in scena in modo teatrale, la sperimentazione di varie formule artistiche risponde a un tuo istinto o è un modo per arrivare meglio al pubblico?
MADÙ: Decisamente all’istinto. Nasco nella musica e nel canto,
poi mi declino in vari modi. Nina Madù infatti è nata per gioco
con persone del mio quartiere: la conca del Naviglio, storicamente vissuta da gente che sfuggiva dalla fabbrica e si inventava la vita, accoglieva piccola malavita, vecchi e nuovi residenti, le prime travestite, in una pacifica convivenza fuori dalle righe. Io ho respirato, quello che restava e resta ancora, quelle serate lì, serate all’insegna di una vita anticonformista, nei primi luoghi e locali (come l’Alexander) dove arrivavano le Drag queen, dove circolavano intellettuali e persone stravaganti, la “Milano altra”. Questo è tutto quello che mi ha ispirato accanto all’omaggio agli anni ’80, a icone come la Rettore, la Berté, la Lear, Patty Pravo. Naturalmente ha un grande peso il mio bagaglio teatrale e l’incontro in progress con tanti artisti.
PLAYBOY: Sei una cantante e performer, macini teatro e proponi fusioni espressive, potremmo dire un’artista senza etichette e definizioni?

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