CULTURALIBRI

Mario Vattani. Il Giappone Dentro

L'erotismo giapponese e l'affascinante l'impero del sol levante raccontati da Mario Vattani.

Molti trovano l’erotismo giapponese indecifrabile e la cultura nipponica a tratti impenetrabile e misteriosa. forse per questo tanto affascinante, come racconta mario vattani, profondo conoscitore dell’impero del sol levante.

Mario Vattani, classe 1966, parigino di nascita, londinese per formazione, ha già una lunga carriera diplomatica alle spalle. Tra i primi incarichi, è stato a Washington, al Cairo, a Tokyo e Osaka, dove ha trascorso gli ultimi anni come nostro console. Oggi è tornato alla Farnesina come ministro plenipotenziario per i rapporti tra l’Unione Europea e i Paesi dell’Asia Pacifico. Ma la terra del Sol Levante ha lasciato in lui un segno profondo, una sorta di “mal di Giappone”. Si capisce da come si accende quando ne parla. Si capisce anche dalle prime pagine del suo romanzo Doromizu – Acqua torbida, uscito per Mondadori. Per noi, è una delle rivelazioni dell’anno.

PLAYBOY: Mario, hai una flemma inglese, un’eleganza italiana e uno spirito orientale. Con queste premesse non potevi far altro che il diplomatico. Ti sei mai sentito un predestinato?
VATTANI: Se me l’avessi chiesto vent’anni fa, avrei risposto in modo completamente diverso. Da ragazzo ho cercato di fare sempre tutto il contrario di quello che mi avrebbe portato in quella direzione. A Londra suonavo punk rock, quello che c’era di più duro, oscuro ed estremo. Mi appassionavo a tutto quello che era teatro e performance, sognavo di lavorare negli studi di registrazione e nessuno dei miei amici mi considerava figlio e nipote di diplomatici. Anche in Italia tutto sommato sono sempre andato a cercarmi situazioni scomode, difficili da sostenere.
PLAYBOY: E poi che è successo?
VATTANI: Forse ho talmente esagerato che qualcosa si è spezzato, e paradossalmente da un momento all’altro mi sono trovato senza alternative, a studiare come un forsennato. Era il cerchio di fuoco. Ormai dal successo al concorso dipendeva- no il mio futuro e il mio onore di fronte alla famiglia. Adesso fa un po’ ridere, ma allora in qualche modo la Farnesina fu la mia legione straniera. Per anni mi sono dato un tempo, una sca- denza per andarmene, come se stessi scontando una pena, che tuttavia aveva certamente i suoi aspetti piacevoli. Forse è stato bene così. E poi mi ha permesso di andarmene lontano davvero, il più lontano possibile.
PLAYBOY: La tua più lunga permanenza è stata in Giap- pone. Che cosa ti è rimasto dentro? Per chi come te è abi- tuato a cambiare Paese come si cambia l’abito, che cos’è la nostalgia?
VATTANI: Diciamo così, che se per me l’Italia fosse la madre, il Giappone sarebbe la mia amante. E lo è tuttora. La sorella di mio padre lavorava con i giapponesi e parlava anche la loro lingua, quindi per me da bambino tutto ciò che era giapponese non fu mai una presenza insolita.

Doromizu

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