CURIOSITÀ

Così nuda che si taglia con un grissino

Pubblicità: quando il brand è oscurato dal nudo.

Nell’attuale dibattito sul nudo femminile (se usarlo o meno e dove) emerge la tendenza a ricoprire quello che negli anni passati è stato scoperto. Le motivazioni che spingono sempre di più verso questa scelta sono diverse.
Da un punto di vista pubblicitario, per esempio, non sempre un nudo avvantaggia il brand. Se infatti non è pertinente al messaggio c’è il rischio che catturi troppo l’attenzione a scapito del prodotto pubblicizzato. A confermare ulteriormente questa tesi è il fatto che il cervello umano elabori le immagini di nudo in soli 0,2 secondi, tempo che aumenta con l’aumentare dei vestiti. Quindi in presenza di un nudo è probabile che il resto dei contenuti vada a finire in secondo piano. Immaginate per esempio se nel vecchio spot del tonno Rio Mare accanto alla scritta “così tenero che si taglia con un grissino” ci fosse stata una donna nuda. Secondo voi che posto avrebbe avuto nella nostra memoria il povero tonno?Forse la richiesta di “coprire” di più è dettata proprio da scelte di marketing che come al solito ci sfuggono.

Ma motivi commerciali a parte, c’è ancora una fetta di pubblico che grida facilmente allo scandalo. È il caso dello spot ideato dall’azienda di esportazione Simple per promuovere il vino friulano in Russia. Nel video sono raffigurate quattro bellissime modelle, completamente nude, che si aggirano tra i vigneti come veneri botticelliane. Una forma quasi artistica, eppure c’è chi l’ha trovata inappropriata accendendo una polemica che in questo caso ha forse solo giovato alla visibilità del brand.
Le regole del mondo pubblicitario cambiano così in fretta che prevederle è quasi impossibile, ma siamo certi che la donna resterà in ogni caso protagonista. Riguardo al nudo non nudo staremo a vedere, per il momento ci limitiamo a  confermare che una donna svestita è per noi una visione celestiale, ma che una da “svestire” potrebbe esserlo ancora di più.

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