CINEMA

Suburra: l’Italia che stupisce

Non ha nulla da invidiare alle produzioni straniere il film di Stefano Sollima attualmente nelle sale. Suburra regala un esempio di cinema italiano di qualità.

Quando si parla di cinema nostrano, subito ci vengono in mente le commedie all’italiana o, per gli appassionati, quella parte di cinema sperimentale che, per quanto regali sublimi visioni, richiama inevitabilmente un pubblico di nicchia. La nostra natura esterofila regala ad Hollywood la totale “proprietà” di azione e adrenalina, nonostante i nostri timidi tentativi passati di metterci dentro un piedino. Così si va avanti nella consapevolezza di limiti difficilmente superabili, spesso attribuiti ai budget, vinti da una sorta di poetica rassegnazione, finché un giorno, seduti su una comoda poltroncina rossa, inciampiamo nei vicoli scuri di Suburra. Il tanto atteso lungometraggio di Stefano Sollima, regista delle apprezzatissime serie TV Romanzo Criminale e Gomorra, supera le aspettative, regalando due ore di suspense e, finalmente, adrenalina. Una pioggia implacabile scroscia sulle strade di Roma, mischiandosi al sangue di brutali violenze, coprendo col suo incessante rumore le grida delle vittime di un sistema inguaribile. La storia di Suburra, tratta dall’0monimo romano di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, è tutta italiana, perché parla di capitale, di mafie, di un mondo di corruzione che non fa superstiti… ma ritmo, effetti sonori, musiche e interpretazioni non hanno nulla da invidiare alle produzioni americane. Ogni attore sembra calato nella parte come in una seconda vita: dal politico piegato dal desiderio di potere (un Pierfrancesco Favino più eccezionale che mai), al temuto capo mafioso (ottimo Claudio Amendola nei panni del “Samurai”), al pavido malcapitato in cerca di successo (Elio Germano sempre soddisfacente); dalla prostituta, vittima consenziente dei vizi del potere (bellissima Giulia Elettra Gorietti, anche nelle scene di nudo) alla tossica che non ha nulla da perdere (una meravigliosamente tragica Greta Scarano). Tutto appare drasticamente realistico (forse perché lo è davvero) e descrive una condizione di compromessi e ricatti cui nessuno sfugge, neppure chi non ne è apparentemente coinvolto. Insomma Suburra (dal latino Sub-urbe, che nell’antica Roma era il quartiere dove criminalità e immoralità regnavano indisturbate) è un luogo malfamato che si fa emblema di un’infima natura umana facile da assecondare. E sono proprio immoralità e corruzione (come sempre) insieme a talenti indiscussi, a portare ai vertici il cinema italiano.

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