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MUSICA

ARRIVEDORCI AMORE CIAO

I saluti di Elio e le Storie Tese da Sanremo all’ultimo tour.

© Pigi Cipelli

ARRIVEDORCI AMORE CIAO

Esiste un gruppo che dal 1980 fa parlare di sé per i propri testi demenziali e la propria musica di grande qualità. Esiste un gruppo che ha partecipato a Sanremo vincendo premi della critica e del pubblico con canzoni sempre innovative e mai banali. Dal 1993 questo gruppo è presente anche su Radio Deejay contribuendo a “Cordialmente” un programma divertente e assurdo grazie al loro umorismo di rottura e acuto. Ora sembra che la storia di questo gruppo sia giunta alla conclusione; dopo aver annunciato il loro scioglimento hanno partecipato al loro ultimo Festival di Sanremo e iniziano la loro ultima tournée che parte il 20 aprile (e che sarà all’Arena di Verona il primo maggio) con data di scadenza 30 giugno 2018. Noi li abbiamo incontrati per chiedergli di tirare un po’ le somme del panorama musicale italiano.

Partiamo subito dalle domande facili: qual è la canzone più brutta di Sanremo?
ELIO Nessuna canzone è brutta perché tutte le canzoni che vengono scritte in qualche forma sono belle, infatti fare una classifica è un’assurdità…per questo Sanremo è un’assurdità e ovviamente in quanto assurdità ci piace perché noi siamo degli amanti dell’assurdo.



E qual è invece la canzone più interessante di quest’anno quella che non vi aspettavate?
ELIO Beh ovviamente quella che abbiamo fatto noi perché nemmeno noi ci siamo resi conto di quanto fosse bella e interessante finché non l’abbiamo eseguita sul palco del teatro Ariston, anche perché è stata scritta proprio per l’occasione visto che ci è arrivato un appello accorato di Baglioni Claudio che quando ha saputo che ci saremo sciolti ha detto “Vi prego, se proprio dovete farlo fatelo dal palco dell’Ariston!” Per cui noi con questo appello ci siamo messi a scrivere una canzone degna di questo luogo, salvo poi accorgersi che Baglioni aveva mandato appelli accorati a tutto il mondo mentre noi ci eravamo illusi di essere gli unici.

Quindi possiamo dire che “Arrivedorci” è merito di Claudio Baglioni…
ELIO Mmm…beh in parte sì, sì è vero

Beh allora un applauso a Claudio Baglioni! (parte l’applauso degli Elii)
ELIO Che poi è lui il vincitore del festival Non tanto per la qualità ma per la quantità sicuramente.

E questo tour d’addio è davvero un tour d’addio?
ELIO Sai che sei il primo che ce lo chiede? (ride)
EelST Mah se dobbiamo essere sinceri noi questa cosa l’avevamo già detta a marzo dell’anno scorso durante il tour europeo e non ci si era filato nessuno. Poi qualche mese fa l’hanno detto le Iene in un loro servizio e improvvisamente tutta Italia sotto shock, gente che ci fermava per strada piangendo, anche quelli che non sapevano chi fosse uno fino al giorno prima. Poi abbiamo organizzato la data del concerto ma al Forum c’era troppo poco spazio ed è andato sold out subito. Certo ovviamente noi siamo contenti perché non pensavamo ci fosse ancora così tanta gente interessata alla fine di Elio e le Storie Tese. Sai, noi siamo sempre stati un gruppo di nicchia, non abbiamo mai fatto stadi, non abbiamo mai venduto più di 200.000 copie, quindi siamo rimasti stupiti di tutto questo scalpore e per questo abbiamo deciso di fare questa tournée di addio che scade il 30 giugno. Però dopo il 30 giugno non vogliamo saperne più di gente che ci domanda di tornare assieme di continuare a suonare con gli Elii.


foto by Pigi Cipelli


Che ci potete dire per quanto riguarda invece i costumi e la vostra passione per le maschere che indossate sul palcoscenico?
CHRISTIAN MEYER Più che passione per i costumi è una passione per il vestirsi bene. Noi abbiamo sempre fatto musica con una grande attenzione al dettaglio e questo include ovviamente anche l’apparire. Quando facciamo musica è pur sempre uno show in cui importa molto anche il modo in cui siamo visti perché serve per comunicare appieno quello che noi costruiamo con la nostra musica. È importante anche il nostro aspetto e qui a Sanremo siamo riusciti a fare delle cose strepitose, come ad esempio quando ci siamo presentati cantando “Largo al factotum” vestiti come dei damerini del ‘700 morti…quello è stato un impatto visuale pazzesco che ha contribuito poi ovviamente alla musica che abbiamo suonato.
FASO Lui è sempre stato un appassionato di vestiti e costumi perché anche nelle occasioni più private e più ristrette in cui magari suonavamo per meno gente lui ha sempre detto che bisognava salire sul palco vestiti bene o comunque coordinati con una stessa divisa e mi ha fatto anche notare che anni fa ai tempi di Buddy Rich o Sinatra era impensabile che qualche membro dell’orchestra o del gruppo fosse vestito casual perché anche la presenza scenica fa, ovviamente, parte dello show. Soprattutto se vuoi fare uno show di qualità ricco di contenuti.

Quanto vi interessa essere capiti? Quanto vi interessa che la vostra qualità e i vostri contenuti arrivino al pubblico?
ELIO Quest’anno a Sanremo sembra che siamo stati capiti meno da quelli che in teoria avrebbero dovuto capirci di più…ma certamente ci interessa arrivare a tutti…ovvio che quando ci dicono che siamo dei geni tanto per dire, senza aver capito quello che facciamo, ci va bene lo stesso, ma preferiremmo essere compresi davvero da più persone possibili. Anche per questo noi facciamo delle canzoni che sono un po’ un gioco, con una parte che ti attira subito, più immediata che però nasconde all’interno molte citazioni e molti rimandi che si capiscono agli ascolti successivi. Anche per questo funzioniamo molto meglio in teatro dove possiamo avere un contatto diretto con il pubblico e dove quindi è più facile inviare costantemente dei segnali che il pubblico coglie e dei rimandi che capisce.
FASO Per certi versi strutturiamo le nostre canzoni come una millefoglie, con uno strato superiore più facile e più colorato ma che hanno in profondità anche altri livelli di musica e di significato. Ovvio che in questo modo tu arrivi solo a chi è interessato a quel tipo di musica e non al “mondo dei semplici” che vuole della musica più usa e getta; quella musica però dopo il trentesimo ascolto ha già finito di dirti quello che doveva dire.

Nel vostro concerto contenuto nel vostro ultimo lavoro, durante il brano “Il Vitello dai piedi di balsa” citate la canzone “L’esercito del selfie” come avete scelto il brano?
EelST Se esegui un brano altrui dal vivo e non viene effettuata una registrazione a scopo commerciale, non bisogna chiedere alcun permesso a livello di diritti d’autore. Per questo motivo nei nostri concerti inseriamo in mezzo al “Vitello dai piedi di Balsa” un frammento di una canzone tormentone che ci fa ridere, oppure che ha un po’ rotto le balle.


photo by Francesco Prandoni


“La Follia della Donna” “Fossi Figo” e “Cara Ti Amo” mostrano visioni pessimiste sul rapporto uomo/donna; che rapporto hanno i membri di EelST con gentil sesso?
ELIO Non c’è alcuna visione pessimistica del rapporto uomo-donna, casomai una visione realistica. Abbiamo messo in risalto le debolezze dei maschi innamorati e rimbecilliti in “Servi della Gleba”, la complicata comunicazione tra uomo e donna in “Cara ti Amo” e ne “La Follia della Donna” cantiamo la dipendenza dalla moda di cui soffrono le donne e sempre più anche gli uomini.
EelST Abbiamo un buon rapporto con il gentil sesso e ne siamo dei grandi estimatori, tuttavia, avendo superato tutti i cinquant’anni , ci stiamo accorgendo che una serata con due vecchi amici è il massimo che si possa chiedere: poco impegno, tutta allegria e zero menate.

Chi ha più successo e chi meno con le donne nel gruppo?
ELIO Chi ha più successo? Mangoni (che per la cronaca non fa parte del gruppo)
Chi ha meno successo? Supergiovane. Le donne lo temono.

Un difetto e un pregio della musica italiana oggi?
ELIO È bene distinguere tra la musica italiana che si sente in radio e quella che si può trovare in rete o suonata live. Quella diffusa in radio è più o meno tutta uguale, bella o brutta non importa, è tutta uguale: canzoni d’amore che trattano l’argomento con un campionario di parole molto limitato e intriso di luoghi comuni, oppure c’è il rap, recentemente soppiantato dal trap – che è il rap fatto con la macchinetta vocale di Cher – che sta per essere surclassato dall’arrivo del quattrop, che passerà lo scettro al cinquep e andremo tutti in visibilio. Comunque, siccome si vendono pochi, anzi, pochissimi dischi, i discografici tendono a pubblicare gli album che di sicuro potranno funzionare – secondo loro, che se ne intendono – e preferibilmente di cantanti singoli, perché tanto le band in Italia non tirano più di tanto. Ne consegue poca innovazione, poco rischio imprenditoriale, pochi suoni nuovi nelle orecchie. Il pregio è che si trovano in circolazione molti cantanti tecnicamente validi, equipaggiati con poche belle canzoni. Invece nei locali, nelle scuole di musica e nelle sale prova, si incontrano tanti bravi giovani musicisti, singoli e band, che hanno qualche cosa di nuovo da raccontare, con le parole e con le note. Ma i locali dove esibirsi sono pochi, perché i gestori fanno proprio come i discografici: meglio far suonare una cover band di Biagio Antonacci, oppure un gruppo che suona composizioni originali? Non c’è dubbio, meglio i The Antonacci’s, che mi riempiono il locale!
Allora bisogna farsi “sentire” sfruttando internet, i social, e può succedere di diventare famosi prima di aver pubblicato anche solo una canzone, come in fondo è capitato a noi Elii agli albori della nostra carriera: i ragazzi si passavano le audio cassette con le registrazioni dei nostri primi concerti e la nostra musica aveva girato l’Italia prima del nostro primo disco. Praticamente invece di Youtube noi avevamo YouTape…


photo by Francesco Prandoni


Quali sono i musicisti che più rappresentano per voi l’apice della musica di sempre?
I Beatles , i Genesis , i Led Zeppelin, i Weather Report , i Beach Boys e la DJ Francesco Band

Chi apprezzate degli ultimi anni?
Bruno Mars, Katy Perry , Morrissey quando va in auto contromano per le vie di Roma, i Kolors e Mozart, che non è proprio degli ultimi anni, però è fortissimo.

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