MUSICA

David Bowie. Una vita come un’opera d’arte!

Intervista esclusiva rilasciata da David Bowie a Playboy nel Settembre 1976.

Visionario, imprevedibile, una vita vissuta come un’opera d’arte fra innovazione e trasgressione. Il nostro omaggio a una delle icone intramontabili del rock mondiale David Bowie, di cui ripubblichiamo un’intervista rilasciata a Playboy nel 1976.

Una volta era un cantante folk trasandato dai capelli color miele. Poi il leader simil-dandy di un gruppo pop stile Beatles, The Buzz. Poi un cantastorie ostinatamente bisessuale. Dopo, un chitarrista dai capelli rossi stordito e androgino accompagnato da una band chiamata Spiders from Mars. Poi un cantante soul. Poi un attore… e, infine, un intrattenitore elegantemente conservatore in stile Sinatra. Si può dire che David Bowie farebbe di tutto per arrivare. E ora che è arrivato farà di tutto per rimanerci.

A 29 anni, David Bowie (nato David Jones a Brixton, in Inghilterra) è molto più di un’altra rock star. È un manipolatore che si è fatto da sé, che non conosce né il tatto né l’intimidazione. La sua carriera bizzarramente eclettica ha un solo obiettivo: l’attenzione. Senza di essa appassirebbe e morirebbe… possibilmente davanti a una folla di clienti paganti.

PLAYBOY: Cominciamo con una domanda che hai sempre cercato di evitare: Quanto della tua bisessualità è fatto e quanto è trovata?

BOWIE: È vero, io sono un bisessuale. Ma non posso negare di aver usato questo fatto molto bene. Suppongo che sia la cosa migliore che mi sia mai capitata. Divertente, anche. Dirò tutto.

PLAYBOY: Perché dici che è la cosa migliore che ti sia mai capitata?

BOWIE: Beh, per prima cosa, le ragazze pensano sempre che io non abbia mai avuto esperienze eterosessuali così hanno sempre cercato di farmi tornare all’altra sponda: “Andiamo, David, non è poi così male. Ti faccio vedere” O, meglio ancora, “ti facciamo vedere”. Io faccio sempre lo gnorri. D’altra parte, e sono sicuro che vorrai conoscere anche l’altra parte, quando avevo 14 anni, il sesso è diventato improvvisamente la cosa più importante per me. E non importava con chi o con cosa, l’importante era che fosse un’esperienza di tipo sessuale. Quindi, che fosse un bel ragazzo della mia classe o di qualche scuola o altro, me lo portavo a casa e me lo scopavo per bene sul mio letto al piano di sopra. Ecco tutto.

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In tutte le edicole solo con Playboy.
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