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MUSICA

IL MISTERO DI MIRKOEILCANE: IL CANE CHI E’?

Dopo uno dei Senior del Festival abbiamo incontrato una delle nuove proposte, per scoprire in che modo un artista emergente vive l’esperienza. Uno dei nomi più quotati per questa edizione è quello di Mirkoeilcane.

© Ufficio Stampa GPC

IL MISTERO DI MIRKOEILCANE: IL CANE CHI E’?

Dopo uno dei Senior del Festival abbiamo incontrato una delle nuove proposte, per scoprire in che modo un artista emergente vive l’esperienza. Uno dei nomi più quotati per questa edizione è quello di Mirkoeilcane. Mirko Mancini (alias Mirkoeilcane) arriva all’esperienza Sanremo con un enorme bagaglio musicale alle spalle, dopo aver suonato e studiato per anni, fa il musicista in giro con molti artisti importanti e scrive colonne sonore per alcuni film italiani (“I Peggiori”) e la web serie “Forse Sono Io”. Scrive canzoni per molti altri artisti finché non decide di utilizzare il suo talento per raccontare le proprie idee. Ha collaborato a questo brano, che racconta l’Odissea di un bambino dal suo paese fino all’Italia, Steve Lyon che ha prodotto già Paul McCartney e i The Cure. La sua è forse la canzone in questo Festival che mira più in alto tra quelle delle nuove proposte, così gli abbiamo chiesto come si sta vivendo quest’avventura.

Che esperienza è stata vincere in diretta le audizioni per Sanremo come nuova proposta?

Molto forte, è stata un’emozione che ha coperto tutti i range emotivi possibili: dalla paura all’ansia prima di salire sul palco alla gioia e alla soddisfazione una volta finita l’esibizione.

Molte persone ti avranno fatto i complimenti qual è quello che hai apprezzato di più?

Una delle cose che ho amato della canzone è stata il modo in cui è arrivata al pubblico, il modo in cui moltissime persone mi hanno poi scritto e chiamato per dirmi che si sono commosse e che la hanno trovata speciale; molto bello è stato il commento di più di una persona che mi ha detto che questa canzone li ha fatti riflettere portando un nuovo punto di vista su un argomento del genere. Ecco se la mia canzone riesce ad avvicinare più persone all’argomento è sicuramente un gran traguardo.

Come mai hai deciso di parlare di un argomento così delicato per la canzone di Sanremo?

In realtà è stato quasi un caso, la canzone era già scritta e sarebbe stata la prima ad uscire in anticipazione del mio secondo lavoro, poi abbiamo provato, quasi per gioco a mandarla a Sanremo, anche se non credevamo che sarebbe arrivata alle ultime selezioni, ed ecco che invece ci sbagliavamo. Sono contentissimo che abbiano scelto questa, credo sia quasi un segno.



A proposito del testo ci puoi spiegare il finale? il bambino si salva oppure no?

Mi piace lasciare aperto il finale, c’è chi pensa che il bambino si salvi e chi invece crede che la fine del bambino sia tragica quanto i suoi compagni di viaggio, non voglio dare un significato univoco perché credo che lasciando aperta la canzone si possa in realtà lasciare aperta la questione che ora è ancora molto sentita.

Il titolo “Noi stiamo bene” che cosa vuole significare?

È un titolo un po’ ironico e un po’ no. Anche qui volevo lasciare un’interpretazione aperta al titolo perché è una frase alla quale ognuno da una propria interpretazione, mi piace che abbia un significato diverso se lo dice il bambino e se lo diciamo noi anche se in realtà “Noi stiamo bene” dovrebbe significare più o meno la stessa cosa per tutti.

Nella canzone tu non canti ma piuttosto reciti sopra una musica come ha fatto Faletti nel suo “Signor tenente” tra l’altro canzone portata a Sanremo. Come mai questa scelta?

Non mi ritengo un cantante, non ho una voce che mi permette di fare il cantante e non voglio competere con loro quindi ho deciso di scrivere un pezzo che mi permettesse di raccontare ma con il mio modo e con la dovuta calma, in più così non devo ricordare una melodia ma mi basta raccontare la storia, stare attento alle parole e al loro significato, come quando leggi un bel libro dove ti catturano subito le parole e la storia che raccontano. Io ho una specie di ossessione per le parole ecco perché mi piace il fatto che anche se c’è un assolo, e c’è anche molto musica nell’accompagnamento in realtà il testo sia molto isolato. Poi l’accostamento con Faletti non mi fa altro che piacere perché quella canzone è una delle mie preferite



Come scrivi la canzone di getto, di pancia o ci passi sopra settimane mesi finché non sei soddisfatto?

Io non sono capace, e ci ho provato, a mettermi seduto e dire “ora scrivo una canzone” il risultato non mi ha mai soddisfatto, per questa canzone ci avrò messo al massimo mezz’ora in cui facevo semplicemente da tramite tra il bambino e il pezzo di carta; non voglio sembrare presuntuoso ma credo che sia proprio una specie di trance in cui io divento quello che racconto e non ne esco finché non ho finito.

Cosa ti aspetti da Sanremo cosa vorresti portare al festival quest’anno?

Da cantautore mi piacerebbe tantissimo che questo portasse tante persone a d affezionarsi a quello che ho scritto e non solo a questa canzone ma anche a riappassionarsi al genere cantautorale che in questo periodo forse è stato un po’ messo in un angolo. Poi, non vorrei fare il professore, ma mi piacerebbe se magari si smuovesse qualcosa in merito al tema, riconoscere che il fatto che persone a prescindere dal colore o dalla religione, muoiano in mezzo al mare mentre cercano una vita migliore è una cosa assurda.

Hai anche avuto una carriera come autore per altri cantanti: che differenza principale c’è tra scrivere per sé e scrivere per gli altri? Là come lavori? Come scegli le collaborazioni?

Quello è un mondo che in questo momento si è un po’ allontanato ma solo perché ho scelto di pensare un po’ al mio mondo musicale, devo essere sincero, ho iniziato proprio per lavoro, per pagare le bollette ma sto molto attento per chi devo scrivere, mi interessa che ci sia coerenza tra il personaggio e la sua storia e quello che dice la canzone. Le canzoni sono una cosa delicata ed è un peccato utilizzarle male senza far arrivare davvero il loro significato, per cui ad esempio mi stona sempre quando sento una giovane ragazza cantare di una grande delusione d’amore della vita, a 16/17 anni trovo che sia un argomento un po’ fuori luogo da far cantare; magari ci arriverà più avanti.

Per quale autore vorresti comporre una canzone?

De Gregori sicuramente ma lui non ha bisogno di qualcuno che gli scriva canzoni come non ne avrebbe bisogno Bersani che amo moltissimo e che trovo uno dei migliori degli ultimi anni; di lui amo “Ferragosto” dove racconta di questo momento dov’è solo e si perde “nell’acquario della sua fantasia” e questa immagine la ho sempre trovata bellissima.

Com’è iniziata la tua carriera musicale?

Nel mio piccolo, io ho studiato molto da musicista, in occasione della registrazione di un primo album che poi non ha mai raggiunto il successo, quando mancava un pezzo di brano o un pezzo di canzone io mi sono sempre proposto di scrivere anche solo per mettermi alla prova, così ho iniziato a farmi conoscere in giro come autore, arrangiatore e poi pian piano si inizia..

Hai anche scritto qualche colonna sonora lì che approccio adotti per tirare fuori i suoni?

Bè c’è una grande differenza tra lo scrivere una canzone e lo scrivere una colonna sonora; scrivere una colonna sonora si fa sopra a delle immagini che già esistono mentre una canzone serve a crearle queste immagini quindi lavorare per una colonna sonora è una sfida in questo senso perché mi permette di mettermi alla prova e giocare con armonie, suoni e tutto quello che ho studiato e che magari dentro una canzone sarebbe un po’ ridondante da utilizzare; è un mondo che amo molto e che mi piacerebbe continuare a visitare in futuro.

Ci spieghi una volta per tutte qual è il senso del nome e Mirko è il cane? È vero che c’è un significato particolare?

Questo non te lo posso spiegare perché non lo sanno nemmeno mamma e papà; è iniziato come un gioco ma poi è diventato così divertente e assurdo che lo abbiamo tenuto definitivamente ma il significato vero, perdonami, deve rimanere segreto, altrimenti è un guaio.

Foto di: Ufficio Stampa GPC

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