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MUSICA

20Q con Cosmo!

Ha cominciato con i Drink to Me, per poi scegliere la carriera da solista che gli ha portato fortuna. Tra vita, morte, successo e famiglia ci siamo inoltrati nel mondo di Cosmo per sapere come sta vivendo questo periodo elettrico, ma anche per conoscerlo nel profondo.

© Stefano Mattea

20Q con Cosmo!

Cosmo alias Marco Jacopo Bianchi, 35 anni è un ex professore di storia di Ivrea. Nel 2002 forma la band indie rock “Drink to me” con la quale pubblica 3 EP e 3 album, il suo primo disco da solista “Disordine” arriva nel 2013. Nel 2016, con “L’ultima festa” conquista il Disco d’oro mentre con il singolo “Sei la mia città” del 2017 entra ufficialmente nella classifica dei tormentoni dell’estate. Il 12 gennaio è uscito il suo ultimo album “Cosmotronic”.

Ha cominciato con i Drink to Me, per poi scegliere la carriera da solista che gli ha portato fortuna. Tra vita, morte, successo e famiglia ci siamo inoltrati nel mondo di Cosmo per sapere come sta vivendo questo periodo elettrico, ma anche per conoscerlo nel profondo. 20 domande per scoprire qualcosa di più su un artista che non ha intenzione di ripetersi, mai.

PB Il tour di “Cosmotronic”, partito a Parigi per la prima di sei date estere, si sposta il 17 marzo al Link di Bologna per la prima data italiana che vedrà il tuo spettacolo, già sold out quasi ovunque, nelle principali città. Ci dobbiamo aspettare lo stesso tipo di show? E che tipo di pubblico ti aspetti?

COSMO No, no gli spettacoli saranno diversi! Il tour europeo è stato pensato come qualcosa più in piccolo rispetto a quello italiano e soprattutto avrà un approccio molto più da band underground: si va in furgone e via! Per quanto riguarda la tipologia di pubblico, credo che sarà maggiormente composto di italiani all’estero. In un certo senso lo sfruttiamo come riscaldamento in vista del tour italiano: invece di fare una sola data zero, abbiamo deciso di fare un tot di date zero, tutte in Europa!
Il mio obiettivo però adesso è solo quello di arrivare pronto per il 17 marzo al Link di Bologna, sono totalmente focalizzato sul mio livello tecnico di preparazione, sulle mie macchine, sulle prove, sono tutto lì dentro. La gente non va delusa, voglio spaccare, al pubblico deve cadere la mandibola!

PB Preferisci l’approccio indie o quello del grande Club?

COSMO Entrambi hanno i loro pro e i loro contro: nel locale piccolo la gente è attaccata ed è figo, nel locale più grosso perdi un po’ di contatto, però sicuramente c’è un’adrenalina molto superiore… in fin dei conti credo di preferire i club più grossi, anche perché per la mia carriera vorrei in futuro riuscire a suonare sempre meno dal vivo e giocarmi tutto in poche battute.



PB Doppio tour, doppio video, e soprattutto doppio disco: c’è un fil rouge che collega questa dualità?

COSMO La mia schizofrenia forse! In generale ritengo che una persona non sia una cosa sola, non sia un’entità coerente. Far pace con sé stessi significa far pace con tutti i “sé stessi” e accettarsi senza nascondere questi aspetti che possono essere contraddittori e, a volte, imbarazzanti.
Ho deciso di pubblicare queste canzoni in un unico disco, dopo aver prima preso in considerazione di farle uscire separate o addirittura, quelle più strumentali, utilizzando uno pseudonimo, ma ragionando mi sono detto che in fin dei conti io sono anche questo. Ho capito che se avessi puntato tutto solo sulla canzone classica il mio pubblico avrebbe cominciato a farsi un’immagine di me che non era quella reale. Io voglio essere imprevedibile, voglio che il pubblico mi segua perché ha voglia di scoprire la sorpresa che farò loro al prossimo disco. Se abitui il pubblico a seguirti per questo motivo, difficilmente, ti fraintenderà in seguito.

PB Hai un brano preferito in Cosmotronic?

COSMO In realtà ne ho diversi… direi che “Tu non sei tu” mi soddisfa particolarmente. In generale quelli che mi hanno maggiormente stimolato sono sicuramente quelli del secondo disco, perché mi sono trovato a esplorare territori nuovi e questo genere di scoperte mi piace, mi dà i brividi.

PB A gennaio hai presentato Cosmotronic con dei dj instore, com’è stata l’esperienza?

COSMO È stato figo, la gente non si aspettava forse ciò che è uscito poi fuori, ma ci siamo divertiti un casino! Mi piace proprio fare il dj, infatti, è un qualcosa che voglio continuare a coltivare. C’è tutto un mondo molto complesso e con diversi livelli di profondità, sfaccettature, generi, ed è bellissimo creare una situazione e cambiare l’umore alle persone. Mi piace sviluppare un flusso in cui sia io che il pubblico ci immergiamo fino a dare vita a una statua di euforia. Per me la musica è proprio creare questo stato di trasporto ed euforia e non solo la canzone da cantare, ma creare uno vero e proprio stato di trasporto spirituale.

PB Passando a temi più personali, sostieni che per te la morte è la sola certezza della vita ed è una consapevolezza che hai dentro da sempre e la musica ti serve per rafforzare questo pensiero. Quando esattamente ti sei reso conto di una verità simile?

COSMO Con i vari lutti che ho affrontato in vita mia, soprattutto intorno ai diciotto anni, mi sono trovato di fronte alla morte all’improvviso e, nel momento in cui soffrivo, questo dolore si trasformava anche in un inspiegabile sentimento di sollievo e di libertà. Il pensiero che “tutti finiremo” non mi abbatte, anzi, mi fa sentire tremendamente presente, vivo e responsabile di quello che faccio, perché il tempo è poco. Non è una cazzata, passare del tempo a fare cose che non ti piacciono a fronte del fatto che morirai, che senso ha?

PB È per questo contraccolpo che hai detto che far festa è uno dei significati della vita?

COSMO Bello, bellissimo! Ho letto una frase su un libro di Vanni Santoni che si chiama “Muro di Casse”, in cui un personaggio parla del ballare come “celebrare l’esistenza”. Se ci pensi il motivo per cui balli e fai festa è il più profondo dei motivi ed è che siamo vivi e siamo qui! Ed è un qualcosa che abbraccia quasi tutto il mondo.

PB Sei padre: in che modo questo avvenimento ha inciso, o incide, sulla tua carriera?

COSMO Beh non lo so. Sicuramente entra nella mia vita e nelle mie canzoni, ed è qualcosa che mi ha dato molta più tranquillità di fondo perché i bambini, per quanto impegnativi, sono una figata. Avere una famiglia sicuramente mi aiuta, torni a casa e c’è vita.

PB Che differenza c’è tra te e un ventenne che fa parte del ricambio generazionale musicale di cui fai parte?

COSMO Sai cosa cambia forse? Che io sto già pensando che tutto questo finirà, il mio solito guardare avanti, non mi illudo di essere arrivato da nessuna parte e vedo tutto come un qualcosa di estremamente fragile. Mentre penso che nel prossimo disco potrei toppare tutto e il pubblico potrebbe decidere di darmi le spalle, magari un ventenne si sente tranquillo e arrivato.

PB Potresti quindi decidere di tornare a fare ciò che facevi prima, ossia il professore, anche di tua spontanea volontà?

COSMO Beh se le cose dovessero andare male sì, è chiaro però che sto investendo tanto anche a livello di strumentazione, quindi in realtà mi sto mettendo in condizioni di lavorare comunque nella musica, magari come produttore o come dj. Mi sto sbilanciando molto verso questo settore, mentre per tornare a fare l’insegnante, mi ci vorrebbe un attimo per riprendere il passo. So bene che dopo l’apice segue un declino, a meno che non sei Jovanotti, ma di Jovanotti ne nasce uno ogni 100 anni!



PB La vita di tutti i giorni a Ivrea è cambiata?

COSMO Mah no, poi è una vita che faccio da anni: mi alzo al mattino, ho lo studio in casa, faccio due cose burocratiche, le interviste, poi ho i bimbi. Qui è abbastanza tranquillo, ci sono gli amici di Ivreatronic, che è il collettivo di cui faccio parte e con il quale organizziamo feste underground con cadenza mensile. Saranno con me in tour per il pre e il post serata insieme ad altri ospiti, come nel caso di Torino alle OGR in cui tra gli ospiti ci sarà anche Daniele Baldelli!

PB Ci sono analogie tra il tuo vecchio mestiere di insegnante e quello del musicista?

COSMO Sì ed è una cosa di cui mi sono reso conto la prima volta che sono entrato in una classe, quando già suonavo con i Drink to Me: parlare davanti a degli sconosciuti, in quel caso dei ragazzini anche molto tosti, non mi metteva per niente in imbarazzo. Non c’è differenza tra un palcoscenico e un’aula di scuola superiore, si va comunque in scena!

PB Un’altra bella verità che hai detto è che “non lo decidi tu, lo decidono gli altri se farai il musicista nella vita”, e che il successo è un’enorme bugia…

COSMO Il fatto che il successo sia una bugia è perché il sistema si alimenta di questa “carotina” che fa tirare avanti un sacco di gente, le fa guardare alle persone che stanno meglio dicendo “anche tu puoi arrivare lì se ti impegni”. Peccato però che sia una grandissima balla. Il successo è una cosa statisticamente irrilevante in questa società: quante persone lo hanno raggiunto? Quante aziende hanno successo? Sono poche rispetto alla massa che invece quel successo non lo conoscerà mai, e statisticamente e matematicamente parlando non potranno mai accedervi.

PB E nel tuo caso?

COSMO A me è andata bene, mi sono trovato al posto giusto nel momento giusto, si sentiva il bisogno di cambiamento. Forse anche in risposta ai talent, che tirano fuori prodotti che spesso non contengono un progetto artistico all’interno, ma soprattutto persone che vogliono diventare famose. L’artista però non è assolutamente questo, il successo arriva in secondo luogo, dopo la passione e l’impegno.

PB Che cosa suggeriresti quindi a un ragazzo con la passione per la musica?

COSMO Di suonare, prendersi bene e fare le cose che gli piacciono senza ansia delle etichette. Di fare qualcosa di sincero e vero che venga dalla pancia.



PB Tornando al disco, più precisamente alla copertina: com’è stata ideata?

COSMO In principio volevo fare solo un logo con la scritta, ed è venuto fuori il lettering tuttora presente creato da Valerio Bulla. A fine lavoro però sentivo il bisogno di qualcosa di più “caldo”, così ho fatto fare un po’ di dipinti a Giacomo Laser, un mio amico artista presente anche nel video di Turbo ma, nonostante ciò, ancora non mi sentivo pienamente soddisfatto. Spulciando il suo profilo Instagram, ho casualmente trovato la foto dello psicologo di Hitler con un rettangolo viola con delle nuvole all’interno attaccato alla fronte, e li ho detto: “Wow questa è una figata!”. L’ho screenshottata e ho tenuto la versione sgranata. In seguito sono andato da Splendore, uno dei dj di Ivreatronic e mio vicino di casa il quale mi ha fatto un paio di foto in 5 minuti. Ho sovrapposto tutto e fine. Non c’è niente da fare, questo modo di lavorare genuino mi piace un sacco! Niente seghe mentali inutili. In fin dei conti le idee più spontanee sono le più fighe!

PB Quanto sei social?

COSMO Molto poco, non li uso un granché. Ma almeno tengo alto l’interesse! Se fossi lì a postare tutti i giorni, i miei contenuti non avrebbero lo stesso impatto… oltre al fatto che non mi viene proprio in mente di postare roba durante il giorno, ho altro da fare!

PB E con la moda che rapporto hai?

COSMO È un qualcosa che ho sempre ignorato perché ho sempre dato priorità, avendo pochi soldi a disposizione, alla musica e al divertimento. Da quando le cose stanno cominciando a girare però mi sto rendendo conto che in realtà mi piace molto, anche se ha un certo costo!
Mi affascina anche perché è un modo di esprimere la propria personalità: non la trovo una cosa scontata o superficiale, ma una vera e propria forma di comunicazione.

PB Come definiresti il tuo stile?

COSMO Basico direi. Mi piacciono le robe neutre e, quando non ho testa di capire cosa mettermi, uso il nero. I colori sgargianti li uso on stage. Per il tour stiamo infatti curando uno styling figo, grazie anche alle mani esperte della nostra stylist Giulia Revolo. Deve essere uno spettacolo con la S maiuscola!



PB La tua esperienza musicale più intima qual è stata?

COSMO Un concerto in cui stava decollando il disco scorso, “L’ultima Festa”, allo Spring Attitude di Roma. Mi avevano messo in una saletta piccola con 200 – 300 persone e riuscivo a vederli tutti in faccia. È stato bellissimo, vedevo i sorrisi e la felicità sui volti ed era un qualcosa a cui non ero ancora abituato. Mi veniva da piangere perché mi sembrava un aspetto incredibile. E quando mi sono buttato tra la gente, ho sentito gli abbracci e le persone che mi si stringevano addosso, poi ho chiuso gli occhi e ho cominciato ad abbracciare persone a caso.

Testo di: Sarah Zuloeta
Foto by: Stefano Mattea

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