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LE VIBRAZIONI SESSUALI: LA PARTE ECCITANTE DEL FESTIVAL DI SANREMO

Una delle notizie più seguite di questo Festival è relativa al ritorno di uno dei gruppi più scandalosamente amati dal pubblico: le Vibrazioni; dopo un esordio nel 2003 si erano susseguiti in un successo dopo l’altro fino a cinque anni fa, quando si erano presi una pausa dalle scene.

© Chiara Mirelli

LE VIBRAZIONI SESSUALI: LA PARTE ECCITANTE DEL FESTIVAL DI SANREMO

Una delle notizie più seguite di questo Festival è relativa al ritorno di uno dei gruppi più scandalosamente amati dal pubblico: le Vibrazioni; dopo un esordio nel 2003 si erano susseguiti in un successo dopo l’altro fino a cinque anni fa, quando si erano presi una pausa dalle scene. Il cantante, l’esuberante Francesco Sarcina, aveva continuato una carriera solista collaborando con altri artisti e girando l’Italia con un tour da solo. Ora, evidentemente, deve aver sentito la Nostalgia perché dopo il grande successo della Reunion del gruppo a Palermo e a Milano li vedremo finalmente con un inedito al 68° Festival della Canzone Italiana. Noi di Playboy gli abbiamo chiesto cosa ci dovremmo aspettare.

Cosa vi ha fatto decidere di tornare a suonare assieme?

In realtà non ci siamo mai sciolti, ci siamo congelati, perché come in ogni relazione serviva un momento per riflettere sulle cose, per decidere se ha senso andare avanti ed eventualmente in che direzione farlo; quindi in realtà era una Reunion che avevamo già previsto. Poi ovviamente mentre lavoravo da solo mi sono reso conto che si poteva benissimo tornare assieme per fare un lavoro corale. Fare i concerti in solitaria mi ha dimostrato che il pubblico, anche quello delle nuove generazioni, era molto legato ai vecchi brani delle Vibrazioni e quindi abbiamo deciso di tornare; ma comunque è stato un lavoro lungo due anni, in cui avevamo rifiutato di tornare sul palco fino a Palermo. Ora vediamo come va al Festival perché là c’è tutta la promozione e la competizione bella accesa.

Come stanno andando i preparativi per Sanremo? Come vi state preparando per le serate?

Il mio modo personale di affrontare le cose è di fare più festa prima dell’evento e sotto il festival fare un ritiro che è davvero molto zen,dove siamo molto concentrati e in cui facciamo prove del brano e di tutta scaletta del tour e in cui possiamo lavorare anche per la promozione. Durante questo periodo infatti dobbiamo raccontare tutto quello che volevamo dire, fare interviste, essere concentrati per non dire banalità o cose troppo inutili, ma è un lavoro anche molto ripetitivo e stancante per cui alla fine fare le prove e suonare diventa quasi lo sfogo dopo tante ore in cui si è parlato.

Di che tipo di festa state parlando?

Bè a Playboy non ci sono censure, quindi ti posso dire: prima il piacere e poi il dovere. Tu sfoghi qualunque turba in modo che poi il ritiro sia più rilassato, se non lo fai poi scoppi invece così arrivi rilassatissimo. Per noi ora la festa è semplicemente ritrovarsi assieme, cantare, divertirci, mangiare e bere e fare i bagordi, e soprattutto riunire la nostra big family con le nostre compagne e amici. Ora ovviamente ci sono i figli e ovviamente c’è qualche limite perché non abbiamo più venti anni, ma ci lasciamo comunque andare alle chiacchiere per ridere e scherzare..



Cosa ci puoi dire sul brano che porta la portate “Così Sbagliato”? Di cosa parla?

Già il titolo ti fa capire che racconta la storia di qualcuno che agli occhi di chi lo ama non è così “giusto”. Uno con uno stile di vita estremo, concentrato sull’attimo, che pensa solo al presente. Questa è anche una storia molto personale perché poi con la vita del tour vivi per forza con questo tipo di mentalità ed è una vita che, anche se stancante, è una droga, ne hai bisogno. Ma questo è sbagliato per chi ti ama e che ti vorrebbe vicino. La canzone però parla del fatto che chi è dall’altra parte e ti ama lo capisce comunque e sopporta e ti viene incontro.

E sull’album che uscirà subito dopo il festival, chiamato “V”?

Le Vibrazioni V (leggi cinque) è un po’ il nostro album per il ritorno, dove abbiamo deciso di tornare a raccontare di noi ma di andare avanti con le nostre storie e la nostra ricerca. Questo è un album che fondamentalmente ho prodotto io da solo ma che poi ho dato in mano ad altre persone per potergli dare una visione un po’ più universale, altrimenti rischi di cadere in alcuni trip che magari vedi solo tu e dai quali da solo non sai uscire.

Com’è stato scelto il brano da portare a Sanremo?

Era un brano nato anche grazie alla collaborazione con Luca Chiaravalli, il produttore con cui ho lavorato per questa canzone e che con me ha convenuto che era la più indicata per il Festival perché ha una visione intima che racconta di me e che sento molto, ma che però è anche molto comunicativa e travolgente.

Le vibrazioni ormai sono assieme da più di 15 anni. Qual è il segreto di un buon gruppo?

Un vero gruppo secondo me ha più difficoltà a funzionare di un artista da solo perché è come un branco con un equilibrio molto delicato, a volte ci si morde fra di noi ma quando si attacca lo si fa tutti assieme. A volte ci si perde per delle cavolate ma poi si sa lavorare assieme, mentre al giorno d’oggi vendono qualcosa chiamandola band ma in realtà c’è uno che porta avanti il progetto mentre gli altri stanno dietro zitti e muti e quindi non è una vera banda, come siamo noi, che arriva dalla strada e che è abituata a stare assieme, lavorare assieme e crescere assieme, come dei cani randagi.

Il gruppo rock di cui si parla adesso sono i Maneskin che cosa ne pensi di loro?

La vera forza di un gruppo sono amore, intelligenza e forza ma queste sono cose che puoi vedere dopo quindici anni; quindi i Maneskin per ora sono un fenomeno bello, molto carino da vedere e molto fashion ma che ancora non ha il lavoro di una band; tra qualche anno vedremo cosa succederà e a che punto saranno.

Tre parole per descrivere Le Vibrazioni?

Verità perché noi crediamo molto che le nostre canzoni debbano spingere molto sull’assenza dei taboo e delle censure.

Potenza perché quando saliamo sul palco qualunque sia il problema che abbiamo, appena ci si attacca agli amplificatori sappiamo suonare, senza trucchi, senza aiuti digitali; il suono che voi sentite è tutto fatto da quattro persone sopra un palco.

Buona Energia perché quando noi lavoriamo per il pubblico quello che vogliamo ottenere è uno scambio energetico di buone vibrazioni con il pubblico, crediamo fortemente che questo debba essere alla base della musica e infatti con noi (e per noi) funziona.

Avete aperto gli AC/DC a Udine vuoi parlarci di quell’esperienza?

Eh non è stata una bella esperienza, non è bello quando la gente si mette contro di te senza un buon motivo; molti hanno pensato che gli AC/DC non sapevano chi sarebbe stato ad aprire il concerto, invece ovviamente loro avevano ascoltato la nostra musica e se eravamo là a suonare vuol dire che a loro piacevamo. È un peccato il fatto che chi era là anche per godersi il nostro concerto non ha potuto perché una parte del pubblico ha voluto criticare in quel modo così violento la nostra presenza.

Siete tornati l’anno scorso prima con un live a Palermo e poi ai Magazzini Generali a dicembre e sono entrambi andati subito sold out. Cosa avete provato?

Quando abbiamo suonato a Palermo c’erano 110.000 persone che cantavano “Vieni da me” e che mi hanno dimostrato che quel mondo è ancora vivo, per di più era un periodo un cui ho iniziato a scrivere i pezzi a produrli da solo e a ritornare dopo cinque anni sul palco ha richiesto un lavoro pazzesco. Anche a Milano siamo partiti molto bassi perché non pensavamo che una Reunion potesse chiamare così tanta gente è invece là è stato bellissimo come tutta questa gente fosse di diverse età e generazioni tutte a cantare a squarciagola le nostre canzoni assieme a noi.

Che stato è secondo te il rock in Italia è morto o è ancora in buona salute?

Il rock è ancora vivo, ma purtroppo non si vede più moltissimo nei grandi circuiti, forse perché non è più il periodo storico per la cultura del rock, invece quello che è ancora rimasto intatto del rock in tutti questi anni sono l’attitudine e l’atteggiamento, solo che ora sono passati ad altri generi, come il rap. Molta della sicurezza e della strafottenza che oggi rendono cosi’ popolari i rapper sono gli stessi che negli anni ’70 rendevano irresistibili i vari rocker.



Fin dall’inizio siete stati considerati uno dei gruppi più sensuali sul palcoscenico, qual è la causa della vostra carica erotica secondo te?

Le Vibrazioni sono decisamente un gruppo che ama molto il sesso, siamo tutti dei maschi alpha che amiamo molto la bellezza le donne e fare l’amore; anche oggi che siamo tutti più vecchi, con famiglie e figli, comunque siamo rimasti molto affezionati alla sensualità e alla bellezza che il corpo femminile sa trasmettere.

Quanto è importante invece per te?

Per me è fondamentale; in realtà si sa che uno dei motivi per cui si inizia a suonare è perché da ragazzo vuoi scopare di più. Poi finisce che tu sei l’unico cretino con la chitarra che suona mentre gli altri si baciano, e alla peggio a te rimane quella più brutta. Però comunque per me il sesso è importante, penso si capisca anche dalle canzoni e dal tipo di musica ed energia che trasmettiamo.

Per la tua partecipazione nel 2013 a Pechino Express abbiamo conosciuto tua moglie. Qual è il segreto del vostro rapporto?

Con mia moglie Clizia ho un bellissimo rapporto. Anche lei ha un carattere forte e quindi spesso ci scontriamo ma poi ci basta andare a letto e l’incazzatura passa subito. Anzi, a volte mentre litighiamo decidiamo di fare sesso e di discutere dopo, in questo modo dopo siamo più rilassati, più uniti e solitamente non ci ricordiamo nemmeno perché stavamo litigando. Io nella mia vita mi sono tolto tutte le curiosità sessuali che potevo avere e quindi per me ora l’ultima frontiera dell’erotismo è avere un rapporto serio e duraturo con una partner e costruire qualcosa assieme.

Che consiglio daresti ai giovani che vogliono iniziare a fare i musicisti?

Di non farlo! Scherzi a parte, direi che è una vita meravigliosa solo se sei davvero convinto di volerlo fare altrimenti diventa solo una forma di schiavitù; però continuerei a dire a tutti di dare molta importanza alla gavetta, molta importanza al lavoro assieme ad altri musicisti. La cosa fondamentale che bisogna mettere in pratica è la condivisione di esperienze: suonare assieme ad altri e soprattutto ascoltare la musica assieme agli altri perché il primo modo per fare assieme musica è imparare ad ascoltare assieme la musica.

Foto di: Chiara Mirelli

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