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Fabio Fognini. Genio ribelle

Intervista al genio del tennis Fabio Fognini.

Da bambino sognava di fare il calciatore, poi è diventato il numero uno del tennis italiano che presto sposerà l’ultima vincitrice degli Us Open, una certa, splendida, Flavia Pennetta, con la quale Fabio Fognini forma una delle coppie sportive più belle al mondo. Storia di un rubacuori dall’animo inquieto che punta a vincere prima o poi uno Slam. Per il talento che si ritrova impresa affatto impossibile.

È il numero uno del tennis italiano. Talento da vendere e un temperamento in campo piuttosto inquieto, talvolta irascibile, forse il limite più grande del campione ligure che non gli ha ancora permesso di raccogliere quanto meriterebbe. Perché, nonostante i tre titoli Atp già in bacheca e la 13esima piazza mondiale conquistata un paio di anni fa (oggi gravita intorno alle 30esima posizione), Fabio Fognini potrebbe aspirare, per i valori espressi in campo, tranquillamente alla top ten e a qualche più prestigioso alloro. Il pensierino, ammette, ce lo sta facendo, anche in vista di Roland Garros e Olimpiadi. Perché, dice, l’etichetta del genio sregolato ormai gli sta strettina, dopo aver ammesso innanzitutto a se stesso le proprie colpe, averne pagato il conto e star facendo del suo meglio per migliorare sotto questo aspetto. Un percorso nel quale la sua futura moglie, Flavia Pennetta, sta giocando sicuramente un ruolo fondamentale…

PLAYBOY: Fabio, tu da piccolo sognavi di fare il calciatore. Poi cos’è successo?
FOGNINI:
Giocavo sia a calcio che a tennis, poi a quattordici anni ho deciso che il tennis era la mia vera passione. A volte penso a come sarebbe stata la mia vita se avessi seguito la strada calcistica, ma non ho alcun rimpianto. Il tennis rimane il mio sport preferito, anche se amo ancora giocare a pallone con gli amici, stando ovviamente molto attento a non farmi male.

PLAYBOY: Perché c’è ancora tutta questa sproporzione di trattamento, anche a livello economico e di esposizione mediatica, fra il calcio e gli altri sport?
FOGNINI: Il calcio è uno sport collettivo, dove si gioca in team, ha tempi televisivi perfetti, al contrario del tennis per esempio. E poi di calcio si parla ovunque, giornali e tivù gli dedicano tantissimo spazio.

PLAYBOY: Sei una delle colonne portanti della squadra di Coppa Davis. Un evento che giocatori e tifosi sentono molto. Con l’Argentina nei quarti di finale a luglio in quel di Pesaro come la vedi?
FOGNINI: In Coppa Davis ho sempre dato tutto me stesso, mi piace aver la responsabiltà di giocare per il mio Paese, portare i colori della mia nazionale e vedere che tutta la squadra tifa e lotta insieme a te. Con l’Argentina sarà una partia molto molto dura perché in Davis non ci sono partite facili e la classifica conta ben poco.

PLAYBOY: E dalle Olimpiadi, invece, cosa ti aspetti? Quali sono i tuoi obiettivi?
FOGNINI:
Lottare e dare il meglio in campo. Il sogno di qualsiasi atleta è una medaglia e sognare non costa nulla: chissà…

PLAYBOY: Che rapporto hai con Roma e gli Internazionali?
FOGNINI: A Roma c’è un grande calore da parte del pubblico, i tifosi mi hanno sempre aiutato tantissimo, soprattutto nei momenti difficli. Sono davvero strepitosi, fantistici, unici, per cui il mio rapporto con la Città eterna è davvero speciale.

PLAYBOY: Genio e sregolatezza in che rapporto stanno secondo te?
FOGNINI: Possono convivere anche se a volte possono avere una convivenza difficile. In passato la seconda é emersa in campo ma credo di averne pagato le conseguenze ammettendo le mie colpe. Adesso sinceramente quell’etichetta ogni tanto la sento un po’ stretta, ma ci devo convivere…

PLAYBOY: Tu in campo, diciamo così, sei una testa piuttosto calda, nel senso che ogni tanto non riesci a non dare sfogo alla tua rabbia. Lo trovi un limite e pensi che ti abbia impedito di portare a casa risultati più importanti?
FOGNINI: Arrivato a un certo punto ho riconosciuto e riconosco che sia un limite e che questa parte del mio carattere non mi aiuti a evolvere con il mio tennis, ma sbagliando s’impara, per cui cerco di imparare e migliorare.

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