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PLAYMATE
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MONICA RICCHETTI
altezza: 172 cm peso: n.d. misure: 91-62-90 La Playmate di Aprile è una vera pupa
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ANNA MARIA SCHNEIDER
altezza: 172 cm peso: n.d. misure: 90-61-90 La Playmate di marzo è una bionda polacca da non perdere (foto Davide Esposito)
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CADY
altezza: 173 cm peso: 53 kg misure: 89-71-93 La Playmate di Febbraio è una Lolita dolce e sexy
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DAMAGED DOLL
altezza: 178 cm peso: n.d. misure: 83-62-89 La Playmate di dicembre-gennaio è la Cyber Rock girl 2011 di Playboy e Virgin Radio
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CYBER GIRL
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CARLIE CHRISTINE
altezza: 160 cm peso: 50 kg misure: 86-61-86 La Cyber girl Usa che abbiamo scelto per allietare le vostre vacanze
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KRISTINA JARVIS
altezza: 170 cm peso: 54 misure: 85-61-88 Miami mon amour
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JESSICA VAUGN
altezza: 163 cm peso: 52 kg misure: 88-64-92
L'italiana del Kansas
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JESSA LYNN
altezza: 179 cm peso: 54 kg misure: 91-61-88 La ragazza di Las Vegas
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CINEMA
CAMERON DIAZ
Incontro con la spumeggiante superstar che racconta cosa significhi essere drogata di adrenalina, le gioie di un sesso cavernicolo, di come sia fare un film con il proprio ex e della sua vita da maschiaccio
 Playboy: Sul grande schermo hai contribuito a far crollare il vecchio mito hollywoodiano secondo cui le donne belle e sexy non possono essere anche divertenti. Ma nella vita reale il troppo ridere può compromettere il buon sesso? Cameron Diaz: «Non mi è mai capitato di sperimentare che troppe risate abbiano danneggiato del buon sesso. Ovviamente, alcuni momenti sono indicati per essere spiritosi e altri no. Dipende tutto da cosa sia a scatenare l’ilarità. Se stai ridendo mentre fai sesso o di alcuni aspetti del tuo partner (per esempio attributi fisici), questo potrebbe effettivamente creare problemi». PB: Hai appena terminato le riprese di Bad Teacher, una commedia con Justin Timberlake. La vostra relazione è finita nel 2007. Com’è lavorare con il proprio ex? CD: «Siamo adulti. È chiaro che possiamo lavorare insieme. Sono passati tre anni da quando abbiamo rotto. È tutto finito. Stiamo entrambi vivendo due vite completamente diverse da quella che conducevamo insieme, quindi perché non avrebbe dovuto funzionare? Volevo il migliore per questo lavoro e Justin è perfetto. Abbiamo capito appena ha accettato la parte che la stampa ci sarebbe andata a nozze e così è stato. Ci aspettavamo anche che fosse sessista, sostenendo che ero io a “stargli dietro” in qualche modo, come fosse una telenovela o qualcosa del genere. Ma non avremmo mai lasciato che le vedute ristrette delle altre persone ci impedissero di prendere la decisione migliore per il film. Siamo amici. Ha molto talento e è divertente e ha fatto il botto, è uno spasso». PB: Sei nata a San Diego, ma sei cresciuta a Long Beach. Com’era la vita a casa Diaz? CD: «Mio padre era cubano e mia madre è inglese, tedesca e cherokee. Hanno instillato una profonda etica del lavoro in me e mia sorella Chimene, più grande di me di 2 anni. Erano giovani, molto forti e hanno sempre lavorato sodo. A casa mia si respirava sempre aria di festa. Tutti amavamo ridere e stare insieme. Mia madre era nel campo dell’import/export e mio padre era un caposquadra nel settore petrolifero e effettuava perforazioni a Brea, in California. Odiava il suo lavoro. Ogni sera tornava a casa, apriva una birra, accendeva il canale sportivo, abbassava il volume e metteva musica rock a tutto volume. Nei weekend di campionato invitavano i loro amici per feste e grigliate in occasione del Super Bowl o dell’incontro tra Sugar Ray Leonard e Roberto Duran. In altri week-end, dato che i miei genitori sapevano fare di tutto e non potevamo permetterci di assumere qualcuno per ammodernare la casa, insegnavano a me e a mia sorella come costruire il pavimento, come utilizzare i mattoni, come piastrellare e come occuparci del giardino». PB: Quali sono stati i tuoi primi lavori? CD: «Quando avevo 12 anni mia madre aveva piazzato me e mia sorella a lavorare nel suo ufficio per un paio di giorni alla settimana per fare l’archivio e altri lavori del genere. In seguito ho lavorato per una yogurteria TCBY e ho servito ai tavoli in un ristorante a conduzione familiare chiamato Hof’s Hut. Dato che mio padre odiava il suo lavoro ho sempre detto “Se non mi piace, non lo faccio”, quindi non ho mai fatto un lavoro che non mi piacesse». PB: Com’è stata la tua prima volta? CD: «Diciamo che l’ho fatto giusto per farlo. Volevo farlo e così è stato». PB: Hai scelto un ragazzaccio? CD: «No, non era cattivo e forse questo ha fatto la differenza. Dopo quell’episodio è stato come se si fossero aperte le porte. Il Giappone è stato fantastico. Avevo il mio appartamento. Ho incontrato qualcuno con cui ho iniziato a uscire. È stato stupendo essere giovane e libera e avere tutte quelle esperienze». PB: Ti è capitato di vivere qualche esperienza nel mondo della moda che ti ha fatto pensare di rinunciare alla carriera? CD: «Una volta ho posato per un fotografo che si è rivelato essere un viscido. Sono entrata e l’ho guardato negli occhi. Lui mi ha detto “Fidati” e io ho pensato che quel tizio non mi piaceva. Ho sempre avuto la tendenza a fidarmi del mio istinto e gli ho risposto “No, grazie”, poi me ne sono andata. Non mi ha mai scattato una fotografia». PB: I sottoprodotti del successo (come tabloid e paparazzi), come ti complicano la vita? CD: «Speri che non esistano persone che pensino di poterne pagare altre per raccontare storie orribili sulle vite di altre persone ancora e rivelare fatti incredibilmente dannosi e dolorosi al pubblico. Ma se dovessi trascorrere tutto il mio tempo a leggere ciò che la gente si inventa sul mio conto, dovrei smettere di vivere come faccio ora e vi assicuro che la mia vita è molto meglio di quanto chiunque possa immaginare. Con i fotografi hai piacere di fermarti e concedere uno scatto perché comprendi che fa parte del business. È quando sono aggressivi e attaccano che vorrei tanto poter tracciare quella linea. Si ripercuote sull’equilibrio dell’intero universo. Devi nutrire la speranza che un giorno tutto il bene o il male fatto ad altri ti verrà reso». PB: «Quando deciderai di avere di nuovo una storia, che cosa farà scattare la molla? CD: «Non ho un canone fisso, come si può vedere dagli uomini che ho frequentato. Mi piace un uomo che sappia essere sempre a suo agio, ma ho imparato che non sempre questo significa che sia una persona sicura di sé. Io sono primitiva, a un livello selvaggio, tipo “tienimi la testa, prendimi per le spalle. Tu uomo, io donna”. Non tutti hanno la giusta chimica e il giusto grado di primitivismo per me». PB: Quando è stata l’ultima volta che hai fatto qualcosa di impulsivo per amore? CD: «Non ho tenuto conto di quante volte ho preso un aereo al volo per amore. Non è una cosa molto comune per una donna, ma fa parte del mio stile di vita. Sono sempre in viaggio (lo dice sottovoce Ndr) per l'uccello. Devi muoverti per andare dove è lui». PB: I giocattoli dell’amore. Pro o contro? CD: «Molto tempo fa io e una mia amica ci eravamo dette, primo: una donna non deve mai ritrovarsi all’interno di una macchina rotta senza la sua carta di credito. E secondo: non deve mai rimanere da sola senza un vibratore».
Stephen Rebello
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