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La ragazza di Las Vegas
CINEMA
BENICIO DEL TORO
Affascinante, sfuggente, maledetto. Intervista a uno degli attori più controversi di Hollywood
commenti: 1 Condividi su: Facebook Condividi su: OK Notizie
 

PB: Dato che ti sei fatto un nome in film insoliti e rischiosi che non necessariamente si trasformano in successi al botteghino, alcuni dei ragazzi degli studios potrebbero considerarti un attore particolare, un po’ come Johnny Depp e Robert Downey Jr prima della Maledizione della Prima Luna e Iron Man. Ti piacerebbe avere un film campione di incassi nel tuo curriculum?
BDT: «Essere in questa posizione è vantaggioso, soprattutto se la si sa sfruttare come ha fatto Johnny Depp. Alla fin fine, l’obiettivo è quello di recitare in un film che tu per primo vorresti vedere».
PB: Secondo te, è stato qualche episodio legato alla tua infanzia, come l’aver perso tua madre da piccolo, che ti ha dato questa predisposizione a ricercare ruoli tenebrosi?
BDT: «A quell’età accetti le cose come dati di fatto. Richiede tempo abituarsi a quel vuoto, al dolore, all’abisso. Non sono arrivato dove sono in un colpo solo. Per attingere da quella perdita per il lavoro o la vita, è necessario affrontarla e conviverci. Non è possibile superarla. Quel dolore è fonte di motivazione. Per me in quanto attore può essere una motivazione per le scene in cui devo piangere. Ma penso ad alcuni dettagli di mia madre per altre situazioni che non sono necessariamente emotive».
PB: Che cosa pensi che succeda quando moriamo?
BDT: «Non ne ho idea. Ho delle speranze, però. Esiste un paradiso ed è un luogo dove puoi semplicemente rimetterti in pari. La mia speranza non implica per forza dover seguire una religione in particolare. Il paradiso è un posto per tutti e per tutto. Ma, come ho detto, non lo so. Magari il paradiso è soltanto silenzio. Sapete, a volte il silenzio non è poi così male».
PB: E se ti sbagliassi?
BDT: «Ecco il problema. Tutto ciò che sappiamo in quanto esseri umani arriva a questo mese di questo preciso anno. Prendete la teoria del Big Bang sull’origine dell’Universo. È un po’ come Star Wars, perché inizia dall’episodio IV. Ma gli episodi dal I al III sono ancora in lavorazione. Finché noi come pianeta o popolazione non otterremo tutte le informazioni sull’episodio I, non mi sentirò ingenuo nello sperare nel paradiso. Se a un certo punto arriveremo a conoscere il contenuto dell’episodio I, magari dovrò cambiare la mia risposta, ma fino a quel momento, qualunque cosa diciate sul paradiso o sull’aldilà io rispondo “Lasciamo perdere”».
PB: Crescendo, quando ti sei reso conto per la prima volta che non facevi esattamente scappare le donne in un’altra direzione?
BDT: «Sapete una cosa? Non sono sicuro che oggi sia ancora così. Per ogni ragazza che respingi ne trovi un’altra che respinge te. Non c’è fuga senza scalfittura».
PB: Ottima citazione di un successo dei Cars degli anni ’80. Allora, quando ti sei sentito attratto dalle donne per la prima volta?
BDT: «Ricordo che mi piacevano già le bambine al nido a Porto Rico, quando avevo solo tre o quattro anni. Praticamente dall’inizio. Non ero certo un gran conquistatore, ma ho avuto una ragazza per tutte le superiori, il che non era male. Ero parte di una coppia e mi divertivo».
PB: Sembra quasi che il vero divertimento sia arrivato con il tuo approdo a Hollywood, considerando la tua invidiabile lista di coinvolgimenti romantici con Alicia Silverstone, Heather Graham, Claire Forlani e Sara Foster, per citarne alcune. Credi che la monogamia sia possibile, specialmente a Hollywood?
BDT: «Non credo che stiate parlando con la persona giusta». 
PB: Tu e Scarlett Johansson non avete recitato insieme, ma siete stati al centro dell’attenzione dei media per il presunto incontro in ascensore allo Chateau Marmont di Los Angeles nel 2004. Che cosa ha dato via alla discussione?
BDT: «È partito tutto da un’intervista in cui le chiedevano quale fosse il pettegolezzo più strano che la riguardava. Hanno preso soltanto la prima parte della dichiarazione (la parte a proposito della cosa più strana) e da lì è partito tutto. I conoscenti ridevano e i miei amici avevano reazioni tipo “Oh mio Dio!”. C’era un po’ di imbarazzo, ma credo sia stato più imbarazzante per lei».
PB: Quindi non c’era niente di vero nella scellerata storia dell’ascensore?
BDT: «No. È un ambiente piuttosto angusto e non è un “viaggio” poi così lungo».
PB: Quando a 13 anni ti sei trasferito con tuo padre e tuo fratello da Porto Rico alla Pennsylvania, eri ancora vergine?
BDT: «Avevo circa 13 anni quando ho perso la mia verginità ed ero molto nervoso. Ero in una casa con una persona che conoscevo molto poco. Era leggermente più grande di me e l’aveva già fatto. È stato un bene che non fosse la prima volta di tutti e due».
PB: A parte il nervosismo, è andato tutto bene in dirittura di arrivo?
BDT: «Non ero esattamente naturale, ma è stato bello, sì. Era un po’ che volevo che succedesse. Per un po’ ho fatto la corte a questa ragazza più grande, ma la storia non è andata avanti perché dopo poco tempo sono partito per gli States».
PB: Molti gravitano attorno al mondo del cinema per via delle belle donne. È stato così anche per te?
BDT: «Diciamo che anche quello era parte del divertimento, ma era soltanto un qualcosa in più. C’erano molte ragazze nella mia classe e la proporzione andava decisamente a mio vantaggio».
PB: Che tipo di lavori hai dovuto fare prima che il lavoro di attore iniziasse a fruttare?
BDT: «Il mio primo lavoro è stato consegnare giornali a Porto Rico. Ho anche fatto alcuni lavori estivi, ma nulla che preparasse a qualcos’altro. Dopo le superiori non sono rimasto molto al college, perché avevo deciso che sarei diventato un attore e avrei mollato la scuola. Per un po’ sono stato a New York, ma era dura vivere là. Mi sono trasferito a Los Angeles e ho ottenuto una borsa di studio tramite Stella Adler».
PB: La recitazione può essere insegnata?
BDT: «Ho avuto l’opportunità di studiare e lavorare con tutti e tre i grandi (Lee Strasberg, Stanford Meisner, Stella Adler) e Stella è la persona con cui sono rimasto più a lungo. Con insegnanti come Arthur Mendoza allo Stella Adler Studio of Acting West, l’intensità e la serietà del lavoro erano requisiti fondamentali. Se eri in ritardo, la sensazione era quella di aver mancato di rispetto all’intera classe. È stata una buona esperienza per me. C’erano tecniche e esercizi che spingevano ad aprirsi».
PB: Tutti gli attori faticano a trovare un lavoro una volta che iniziano a fare audizioni per la TV o per il cinema. Hai incontrato maggiori difficoltà per via della tua etnia?
BDT: «Inevitabilmente Hollywood è diventata più universale e mondiale, in un certo senso, ingaggiando anche registi provenienti da diversi background etnici. Ci sono più ruoli che mai per diverse etnie. Quando ho iniziato a lavorare come attore mi davano sempre mille spiegazioni sulla ragione per cui non mi avevano assunto».
PB: Ti è mai capitato di essere giudicato in base a criteri etnici?
BDT: «Sì, mi hanno etichettato perché sono portoricano, perché ho un cognome diverso e perché ho un aspetto diverso. Mi è successo in Italia, Inghilterra, qui a casa e addirittura a Porto Rico. Ma non per questo penso che gli italiani, inglesi, americani e portoricani o poliziotti siano fatti tutti allo stesso modo».
PB: Che cos’è successo?
BDT: «Una volta, in viaggio da Londra, all’aeroporto a Porto Rico mi hanno prelevato la valigia per controllarla. Un’altra volta stavo guidando, avevo i capelli lunghi e indossavo una giacca di pelle, avevo la musica a tutto volume e mi hanno fatto accostare. Il poliziotto mi ha chiesto “È la tua macchina?” e ha inserito il mio nome nel computer. Ho avuto esperienze anche con poliziotti bravi. A volte, però, in simili occasioni la situazione può sfuggire di mano. La cosa peggiore – e qualsiasi poliziotto ve lo confermerà – è un cattivo poliziotto».
PB: Oltre a essere un amante della musica, sei noto per aver frequentato assiduamente una o due videoteche alla ricerca di film classici degli anni ’50 e precedenti. Oltre a CD e DVD, cos’altro ti fa mettere mano alla carta di credito?
BDT: «Mi piace la fotografia e mi sono comprato una fotocamera, quindi ci ho speso dei soldi. Recentemente ho comprato un nuovo paio di sneaker per andare a correre perché mi sento come se effettivamente la mattina dovessi alzarmi e fare jogging. Con i DVD, di solito vado alla ricerca di titoli che siano attinenti a un ruolo che sto per interpretare. Altre volte li scelgo solo per la mia collezione. Se sei un avvocato, devi conoscere i casi, se sei un attore devi conoscere i film. Mi piacciono i film, sono il mio lavoro, ma anche la mia passione».
PB: Ovviamente non sei uno di quegli attori che hanno difficoltà a guardare un film in bianco e nero.
BDT: «Mi ricordo di aver guardato Quarto Potere per la prima volta e aver pensato “Beh, immagino che non sia male”. Mi ci sono voluti anni per comprendere che capolavoro sia. Quando ho iniziato a guardare i film muti, la musica mi infastidiva. Poi ho capito che la musica era parte dell’effetto. Inizi a imparare. Quando ho cominciato a ascoltare il jazz, mi sembrava tutto uguale. Non avrei mai pensato di arrivare a un punto in cui sarei stato in grado di distinguere un pezzo di Charles Mingus da uno di Thelonious Monk. Poco alla volta sviluppi il gusto».
PB: Hai mai trovato una canzone, un film, un libro o un quadro in cui ti piacerebbe vivere?
BDT: «Mi succede quando guardo le foto di Walker Evans del Mississippi nel 1936, quando penso che mi piacerebbe girare dietro l’angolo, andare a sinistra e proseguire dritto. Con i film non provo una sensazione altrettanto forte, ma poi ci sono titoli come Uomo da Marciapiede e Papillon. Vorresti soltanto tuffartici dentro. Anche nei sogni lo vedi. Non so se abbia un nome, ma io lo chiamo fantasma – quel fantasma ti tira e ti fa venire voglia di viaggiare attraverso il tempo verso qualche altro posto».


Stephen Rebello

COMMENTI
giochi bambini scrive: 06/10/2010 2.00.17
Uno per gli attori più belli.
 
 

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