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INTERVISTE |
ROBERTO D'AGOSTINO
Le venti domande di Playboy al papà di Dagospia.
L'ex critico di costume, da Quelli della notte e Mutande Pazze, con il suo sito web è diventato il punto di riferimento della politica e del giornalismo italiano. Ma la sua resta un'anima punk.
1. Come ti è venuta l’idea di creare Dagospia? Certamente non ti mancava il lavoro… «Io avevo una rubrica sull’Espresso chiamata Dagospia, ho toccato dei fili… dopodiché, su consiglio di Barbara Palombelli, ho fatto un sito, una start up, nessuno ci credeva, ho contattato molte persone. Bisognava “caccià” una cifra banale, non certo costosa, 5.000 euro di oggi. Ho cercato di aprire questo portale senza tagliare i ponti con tutto il resto. Mettevo al massimo due, tre pezzi al giorno facendo anche le altre cose. Più di me di questo sito avevano bisogno gli altri. C’era la necessità di veicolare delle notizie che io neanche sapevo maneggiare; non ero un esperto di finanza e di economia. Quindi ho dovuto lavorare in una certa maniera, capire bene; io scrivevo di mutande e musica rock, queste cose qui. Ero un critico di costume non di politica, anche se a Roma la politica la mastichi per forza. Poi c’era Cossiga che voleva intervenire sul caso Mediobanca che all’epoca era molto incandescente…».
2. Qual è la bussola per capire dove puntare i riflettori? «Il sito è nato analizzando gli input che ricevevo dai naviganti. In base agli articoli più cliccati faccio il mio palinsesto: a differenza di un giornale cartaceo che non sai cos’è il pezzo più letto io vedo esattamente cosa tira».
3. Quanto tempo ti porta via ogni giorno? «Dalle 7.30 alle 19.30 della sera: c’è sempre un bordello di gente che mi chiama: “si dice e non si dice”, la rassegna stampa…».
4. Ho letto su un tuo post che spesso ti chiamano per far saltare un affare. «Sono sempre i nemici che ti avvertono su qualcosa di grosso. A qualcuno sta sulle palle qualcun altro ed ecco che mi arriva la notizia. Io vado dai nemici a cercarla, spesso, mai dagli amici».
5. I tuoi lettori ti rimproverano a volte di essere schierato con la sinistra altre volte di essere “berlusconiano”, come ti regoli? «Rispondo che l’ideologia è morta negli anni Settanta, la politica negli anni Ottanta. Poi è arrivata la leadership di Berlusconi, di D’Alema, poi di Bersani: non c’è più un programma politico. Quando scompaiono i partiti scompare anche la politica».
6. Com’è oggi la politica vista da Dagospia? «Quello che sta succedendo oggi, il bordello, il caso Marrazzo e compagnia varia, la Mussolini… accade perché manca la politica. Ormai i partiti sono in realtà comitati d’affari, all’americana. La lobby legale. Come Obama quando ha vinto le elezioni: amministratore delegato non militante di partito. Hanno sborsato 750 milioni di dollari per la sua elezione: sono diventati i suoi padroni. Chi ti dà i soldi è quello che comanda. Ecco che queste persone sono messe lì non per il loro talento…».
7. Quindi Berlusconi è solo uno che ha una lobby più forte degli altri? «Sì, d’altra parte l’Italia è un Paese conservatore. La sinistra romagnola è sempre stata una sinistra non certo rivoluzionaria: il comunismo del tortellino. Il Paese come radice, come Dna, è democristiano. Berlusconi fa un partito in tre mesi, Forza Italia; anche se l’avesse fatto qualcun altro, occupando lo spazio della Dc, avrebbe ottenuto un successo».
8. Anche la sinistra oggi vuole occupare il centro. «Il radicalismo, il massimalismo da parte della sinistra in Italia non ha mai permesso il passaggio a un bipolarismo di un sistema normale. Il Pci in Italia era quello più forte in occidente, dipendeva da Mosca. Ecco che questo creava una diffidenza notevole se non una guerra da parte degli Stati uniti, della Nato: il Paese era bloccato sulla Dc senza alternativa. Quando Moro sta facendo il compromesso con Berlinguer l’ammazzano».
9. Quindi non è che il Pdl comunichi meglio, è più schierato al centro… Ma c’è già l’Udc. «Uno mediocre come Casini ha il 6 per cento… Non è che si possa dire cha abbia un carisma enorme; hanno Cuffaro in Sicilia… Questi si alleano a seconda delle convenienze».
10. È tua consuetudine coniare soprannomi divertenti per i protagonisti politici: da Feltrusconi (Vittorio Feltri), a Waterloo (Veltroni), Mago Dalemix (D’Alema). Ora dici che Monteprezzemolato (Montezemolo) si prepara a fare il grande centro con Rutelli, Gianmenefrego (Fini). Cosa c’è di vero? «Hanno capito che il Centro funziona, in Italia. Ora è occupato da Berlusconi. Ecco perché stanno provando tutti a mandarlo a Panama o dietro le sbarre. Fini si incazza con Berlusconi per il semplice motivo che non sarà lui l’erede, il delfino di Silvio. Quando ha realizzato questo ha iniziato a fare tutto il bordello dei distinguo e così via».
11. Maria Angiolillo è stata la regina dei salotti romani. Alla sua morte Dagospia ha dedicato molto spazio, ce ne parli? «Erano cene d’affari, non salotti dove uno si siede, mangia e beve. Le donne non venivano invitate, le mogli non erano gradite per evitare “inciuci” tra di loro. Solo qualche amica della Angiolillo veniva ammessa. Sintetizzando era gente che andava a incontrare altra gente. Dietro c’era Gianni Letta, il gran cerimoniere».
12. Molti protagonisti e addetti ai lavori scoprono, addirittura, di essere diventati direttori di un giornale dopo aver letto Dagospia: è successo a Mario Calabresi con La Stampa. Ti senti un po’ l’epicentro dell’attività giornalistica politica e finanziaria? «Beh questa cosa sicuramente mi ha fatto piacere, per quanto riguarda Calabresi intendo. Mi dispiace se qualcuno, invece, troverà il suo licenziamento o il suo allontanamento da una trasmissione o da un giornale; in quel caso non ci godo. Chiunque di noi non amerebbe leggere di essere stato fatto fuori».
13. Querele: ne hai collezionate una quantità infinita. L’ultima è ad opera di Cossutta. «Non si capisce per quale motivo una recensione di un libro, in cui racconti quello che c’è scritto, deve fare incazzare. Il contenuto del libro fu pubblicato anche da alcuni quotidiani: quereli me e lasci stare gli altri? Siamo in un Paese di matti! Querelare il Corriere della Sera vuol dire mettersi contro troppa gente, con me è più facile. E poi la cifra, 30.000 euro…».
14. Tra i tuoi “nemici” figura l’imprenditore Della Valle che tu chiami affettuosamente “lo scarparo”. Che è successo con lui? Ha pure fatto girare la scorsa estate la canzone “Dagostrunz”. Hai toccato qualche filo delicato? «Bisognerebbe chiederlo a lui! Per arrivare a fare tutto quello che fatto contro di me; ha persino attaccato un manifesto di “Dagostrunz” fuori dalla scuola che frequenta mio figlio di 14 anni; io sul figlio di Della Valle non ho mai scritto nulla».
15. L’arte continua a esser il tuo pallino numero uno? «Ho alcuni pallini… alcune fissazioni. Riguardo all’arte mi dà fastidio che a Londra trovo delle file di otto ore per alcune mostre da strapparsi gli occhi mentre qui a Roma le stesse mostre non se le fila nessuno».
16. La tua casa è arredata come un museo di arte moderna e di gadget. In particolare tantissimi quadri che raffigurano la crocefissione… «Sono attratto dalle immagini sacre, i santini come mezzo di comunicazione, le messe, i paramenti… La Chiesa ha inventato lo show: la Papamobile, San Pietro, altro che Las Vegas!».
17. La cultura oggi è ancora dominio della Chiesa? «Al di là della fede che è un fatto personale, come avere o non avere un braccio, la Chiesa è maestra nella ricerca del consenso. La fede è qualcosa che è nella tua anima e lo sai solo tu. Ma le persone che popolano le chiese sono molto lontane dall’ignoranza del politico medio».
18. Ti squilla continuamente il telefono e sento che continuano a proporti degli scoop… «Mi dicono “tu sei Dagospia, tu puoi pubblicare questa notizia”. Ma in che mondo siamo? Io passo il mio tempo a spiegare cosa c’è dietro un articolo, a evidenziare “le malizie”. E, soprattutto, a trovare le connessioni tra una notizia e l’altra».
19. Com’è la tua redazione? La rassegna stampa di “Minimo riserbo” è insostituibile! «Redazione? Quale redazione? Siamo in tre! Ho una serie di contatti in varie città che dialogano attraverso il mio computer. È cambiato tutto! Su internet è obsoleta la figura del giornalista che passa la mattinata a fare rassegna stampa e poi scrive l’articoletto. Ti leggi quella rubrica e impieghi 3 minuti anziché tre ore a leggere tutto, manca ormai il tempo alle persone. Ed è pure spiritosa!».
20. La verità è che ti diverti come un pazzo, ammetti. «Sì, però mi tocca andare a letto presto!».
(foto: Bruno Oliviero)
Guido Biondi
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