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TURISMO |
LE MACCHINE DEL PIACERE
Il museo del sesso di Praga: duecento oggetti erotici capaci di fare tutto
IL REGNO DEI REPERTI. Dietro da liceo, davanti da museo. Slogan sfacciatiello che non fa mai particolare piacere a quelle sciure, non più ventenni, alle quali viene elegantemente rivolto. Sciure dotate di buon fisico a mandolino, ma zampe di gallina dannatamente rivelatrici dell’impietosa situazione anagrafica. Bene, a loro è dedicata la zingarata di cui parliamo, un Milano-Praga andata e ritorno, per visitare il regno dei reperti di un certo tipo. Le Non più Veline, che hanno da sempre vantato doti amatorie lontane dalla timidezza, si facciano forti dunque di fronte al passare del tempo, fissandosi magari un obiettivo ambizioso e immaginifico: entrare a far parte, prima o poi, di uno dei più noti musei del genere, in qualità – appunto – di macchine del sesso, usate molto ma tenute bene: qui dove la sex machine è quotidianamente visitata, spolverata e idolatrata.
THE DARK SIDE OF THE MOON. Una bella tigre del ribaltabile, ripulita e impagliata, farebbe la sua porca figura su questi piedistalli, contribuendo ad arricchire i seicento metri quadri su tre piani di trovate meccaniche atte a elevare il piacere del mondo intero. Si mettano comodi anche quei male informati ancora convinti del solo alone puro e romantico di Praga: ci pensiamo noi a svelare il lato oscuro della luna, offrendo il biglietto dell’unico tour museale che non rischierà mai di annoiare e può anche sorvolare sull’utilizzo di una guida. Partiamo. Una volta in città chiedete di via Melantrichova 18, pronti a ricevere come risposta uno sguardo malizioso di quello che ha capito e «Cže tyto dva Italynen jenž natoceny!» (tradotto dal praghese stretto: «Mannaggia a ‘sti italiani e al loro chiodo fisso!»).
POSIZIONI STRAORDINARIE. Nessuna fretta: non chiude, o meglio chiude alle 23.00, quindi consigliamo una visita serale, da post aperitivo, quando la vodka-sour dà una spallata ai già blandissimi freni inibitori. Prezzi? Abordabilerrimi: neanche 10 euro a testa, che diventano poco più di sette se ci si presenta in una bella ammucchiata di otto persone. Per voi sotto i 18 anni che, impuniti, comprate Playboy, tocca ingegnarsi con barbe finte e passaporti taroccati o rimanete fuori.
Esposizione di dispositivi meccanici, il cui scopo è donare piacere e permettere posizioni straordinarie e inusuali durante i rapporti sessuali: la prima brochure che capita tra le mani promette bene.
ROSSO LIPSTICK. Lasci la giacca in guardaroba, cadendo nella licenziosa tentazione di fare l’occhiolino alla procace cassiera (che, abituata, scuote la testa) e sei dentro, circondato dal rosso “lipstick” delle pareti. Il silenzio è ornato da ritmati gemiti soffusi, frutto un po’ dell’immaginazione pronta a farsi cavalcare, un po’ della ricostruzione del vecchio cinema a luci rosse dove roteano pellicole d’epoca rigorosamente erotiche, dalle primissime in bianco e nero e amplessi da 90 minuti alle più recenti datate XX secolo d.C. (dopo Cicciolina). Come perdersi qualche scena, ad esempio, dei due film porno spagnoli girati nel 1925, che per le loro squisite perversioni – si legge – riflettono i gusti depravati della classe dirigente iberica dell’epoca?! Pare fossero dei gentili omaggi alla corona di Alfonso XIII, nonno dell’attuale Re di Spagna, particolarmente sensibile ai “piaceri ideali per gioiose serate piovose”, in compagnia di alcune prostitute del quartiere cinese di Barcellona. Quando si dice la politica che si sollazza. Quindi, concessa una sosta nel buio, giusto per sedersi, aprire il giornale e gustarsi, nascosti dietro, qualche minuto di proiezione, rivivendo gli anni delle sale vietate ai minori, poi: via.
MENTI MALATE. C’è l’ala dei giocattoli per adulti, quella delle macchine stimolatorie antiche, la stanza degli allestimenti “estremi”. Gli oggetti sono più di duecento e vanno dal curioso all’improbabile, vedi la frustina con manovella per montare gli albumi a neve (indispensabili per un buon tiramisù) che solo dopo un’accurata osservazione ti accorgi essere un vibratore manuale in vendita nella Germania del 1910. Hai capito ‘sti deutsche. Niente male anche il vaso da notte voyeristico brevettato da qualche mente malata nel 1880 o l’inquietante macchina elettrica antimasturbazione infiocchettata in Francia nei primi del secolo scorso, da madri di figli ridotti ormai alla semicecità. Non poteva mancare la più classica delle cinture di castità ovviamente (con la sua bell’età: 1580) ma quella che sorprende è l’omologa per maschi, progettata da mogli un tantino gelose e malfidenti, anziché no.
TACHICARDIA. È tutto? Quasi. Raccomandiamo una capatina alle macchinette sadomaso, alla simpatica bacheca dei falli e alla prodigiosa rassegna di strumenti e ammennicoli brevettati, ma mai costruiti. L’ultima raccomandazione è di limitare comunque il tempo della visita, per non rischiare di cadere nella più classica delle sindromi di Stendhal. Doveste avvertire tachicardia, vertigini e strane vibrazioni, la magnificenza delle opere d’arte esposte avrebbe mietuto l’ennesima vittima. O, semplicemente, vi siete seduti su qualcosa di cilindrico.
Ronny Mengo

Il museo del sesso di Praga
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