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RANDY DE PUNIET
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L'enfant terrible della Moto Gp si racconta a Playboy

Galeotto fu lo sponsor, si potrebbe dire. Che poi mica è detto perché grandi piloti e belle ragazze sono, in fondo, un binomio vincente da sempre. Fatto sta che da quando Playboy - all’inizio della scorsa stagione motociclistica - ha cominciato a sponsorizzare il team Honda LCR della Moto Gp, per Randy De Puniet qualcosa è cambiato. Sì perché lui, francese di ferro nato nel 1981 a Andresy (non lontano da Parigi) del team guidato da Lucio Cecchinello è il pilota. Sì perché lui, grazie a Playboy, oltre a uno sponsor, che non fa mai male, ha trovato anche una ragazza: la splendida Francesca Lukasik, già Playmate di Aprile 2009 su queste pagine e ultimamente impegnata sul piccolo schermo come pupa nella riedizione del fortunato format La Pupa e il Secchione. Galeotto fu lo sponsor, appunto, o forse quello shooting fotografico cui, lei senza veli e lui senza tuta, si sottoposero insieme a cavallo del centauro, griffato Honda, con cui De Puniet affronta i weekend di corsa in giro per il mondo. Una carriera, quella di Randy, iniziata con il motocross e le minimoto, di cui diventerà campione nazionale a 14 anni. Poi la solita trafila: prima la classe 125 (esordio su una Honda da wild card nel 1998, poi due anni in Aprilia ) e dopo la classe 250 (sempre in Aprilia per cinque anni, due dei quali con Lucio Cecchinello, e con cinque vittorie all’attivo e un terzo posto come miglior piazzamento nella classifica finale). Poi lo sbarco, naturale, nella classe regina: quella Moto Gp dove dietro Valentino Rossi il talento non manca. Due stagioni in Kawasaki e poi, nel 2008, il ritorno con Cecchinello a cavallo di quella Honda griffata Playboy con cui, all’esordio stagionale in Qatar qualche mese fa, De Puniet è riuscito a finire sesto, davanti allo spagnolo Daniel Pedrosa alla guida della Honda ufficiale. Un inizio niente male per un pilota ancora alla ricerca di quel primo e meritato successo nel gotha del motociclismo mondiale.
Quando questa intervista uscirà nelle edicole, tu e la tua moto sarete già stati impegnati al Mugello. Quali sono le tue sensazioni?
«Penso che quello del Mugello sia uno dei circuiti più belli del campionato perché, al tempo stesso, è sia tecnico che veloce. Non posso nasconderlo: è sicuramente una delle mie piste preferite. Adoro correre là anche perché il pubblico è molto caloroso e ciò rende questo appuntamento particolarmente stimolante. Insomma, non c’è niente che non mi piaccia del Mugello».
Come ti trovi in un team come quello di Lucio Cecchinello?
«Veramente bene. Il team di Lucio non ha più segreti per me: in fondo è il terzo anno ormai che sono con loro in Moto Gp. Oltretutto, nel 2003 e nel 2004, ero già stato con Lucio in 250. Questa è una squadra che mi calza a pennello e sono sicuro che ci potremo togliere delle nuove soddisfazioni».
Il tuo migliore piazzamento finale in Moto Gp è l’undicesimo posto della scorsa stagione con il quale, nonostante un infortunio, hai eguagliato quanto fatto nel 2007 con la Kawasaki. Cosa ti aspetti da questa stagione in corso?
«Nonostante l’infortunio quella passata è stata una stagione positiva per me. Prima di farmi male ero settimo in classifica e sono certo che avrei potuto restare fino alla fine in quella posizione. Sono fiducioso per il 2010: voglio essere il primo pilota tra quelli che guidano una moto non ufficiale».
È veramente così tanta la differenza che esiste tra una Honda ufficiale e una non ufficiale?
«Per fortuna quest’anno il margine sembra essere meno marcato rispetto al 2009, ma senza dubbio ci sono ancora piccole differenze che non ci permettono di battagliare con le moto ufficiali. Anche se alla prima gara in Qatar sono finito davanti a Dani Pedrosa».
Quando la prima vittoria in Moto Gp? È un obiettivo realistico o è ancora troppo presto per te e soprattutto per la tua Honda?
«Bella domanda a cui è difficile dare una risposta sicura. Personalmente ho la sensazione che su certi circuiti, soprattutto in determinate circostanze particolari, magari con un po’ di pioggia, possa provare a vincere la mia prima gara. Amo particolarmente correre sotto la pioggia, perché è una condizione di gara che non mi spaventa minimamente. Tutt’altro».
La storia del motociclismo è piena di grandi rivalità tra piloti. Un esempio su tutti, quella tra Rossi e Biaggi. Tu corri da quando sei piccolo. Hai qualche grande rivalità?
«In realtà no: il fatto di essere uno dei pochi francesi impegnati nel motociclismo mi ha aiutato a non avere veri rivali. In Italia o in Spagna è molto diverso e i piloti si danno battaglia. Io sono spesso il solo francese in gara: non ho altri connazionali con cui litigare!».
Anche questa stagione la lotta per il campionato sembra ridotta ai soliti tre o quattro nomi, Lorenzo e Stoner su tutti. Chi è il favorito per te?
«A inizio stagione c’erano quattro nomi, oggi direi che Jorge Lorenzo sia il grande favorito. Stoner penso abbia avuto qualche problema di troppo a trovare il giusto feeling con la sua moto, ma magari presto tornerà a vincere delle gare. La Yamaha sembra essere invece la moto migliore. Bisogna valutare tutte le situazioni, ma per chi è in lotta per la vittoria è veramente questione di particolari».
Honda e Playboy, ovvero donne e motori. Tu passi molti mesi all’anno in viaggio: è difficile trovare il tempo per le proprie relazioni personali o sei riuscito a costruire un equilibrio sostenibile?
«Faccio questa vita da quando sono piccolo: dopo un po’ trovare un equilibrio è naturale quanto fondamentale. E a me questa vita diverte. È vero, ho la fortuna che Francesca, la mia ragazza, sia molto comprensiva. E tutto va bene anche se sicuramente ci si vede poco, meno di due persone normali».
La tua moto è griffata Playboy. Cosa ti fa venire in mente ?
«Playboy è qualcosa di mitico, una rivista conosciuta in tutto il mondo per le sue belle ragazze. Per il nostro team è stata una grande cosa trovare questa partnership, anche e soprattutto a livello di immagine. E, in fondo, anche per me, perché mi ha permesso di incontrare la mia fidanzata!».
Cosa pensi delle donne italiane?
«Che sono le migliori, meglio anche delle francesi. Io le preferisco, a partire proprio da Francesca».
Come ti tieni occupato quando hai del tempo libero?
«Con altri sport! Mi piace il motocross, il karting, il ciclismo e anche il semplice jogging. Sennò mi rilasso, in spiaggia per esempio, e penso a qualcosa che non sia su due ruote!».
Perché ti chiami Randy?
«Anche mio padre correva e il suo idolo era Randy Mamola, un pilota statunitense in voga negli anni Ottanta. Aveva uno stile veramente inimitabile».
Come ci si deve preparare per essere competitivi in un gran premio o in una stagione intera? Devi seguire qualche dieta speciale?
«In realtà sì, ma per me non è mai stato un grande problema perché ho i gusti un po’ difficili e non devo rinunciare a troppe cose. La cosa fondamentale, in inverno, e fare tanto sport per poi essere pronto per i weekend estivi in pista. Ma anche questo, per fortuna, per me è un vero piacere!».

 


Iacopo Radaelli

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