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PLAYMATE
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MONICA RICCHETTI
altezza: 172 cm peso: n.d. misure: 91-62-90 La Playmate di Aprile è una vera pupa
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ANNA MARIA SCHNEIDER
altezza: 172 cm peso: n.d. misure: 90-61-90 La Playmate di marzo è una bionda polacca da non perdere (foto Davide Esposito)
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CADY
altezza: 173 cm peso: 53 kg misure: 89-71-93 La Playmate di Febbraio è una Lolita dolce e sexy
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DAMAGED DOLL
altezza: 178 cm peso: n.d. misure: 83-62-89 La Playmate di dicembre-gennaio è la Cyber Rock girl 2011 di Playboy e Virgin Radio
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CYBER GIRL
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CARLIE CHRISTINE
altezza: 160 cm peso: 50 kg misure: 86-61-86 La Cyber girl Usa che abbiamo scelto per allietare le vostre vacanze
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KRISTINA JARVIS
altezza: 170 cm peso: 54 misure: 85-61-88 Miami mon amour
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JESSICA VAUGN
altezza: 163 cm peso: 52 kg misure: 88-64-92
L'italiana del Kansas
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JESSA LYNN
altezza: 179 cm peso: 54 kg misure: 91-61-88 La ragazza di Las Vegas
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LIBRI
ALTRO CHE LETTERATURA ROSA
La scrittrice Micol Beltramini coniglietta per un giorno (foto Fredi Marcarini)
Trentatre anni e già cinque libri all’attivo, pubblicati tra il 2007 e oggi. Fare la scrittrice era il tuo sogno d’infanzia? «Ho sempre scritto, ma non volevo fare la scrittrice. È la stessa differenza che intercorre tra cantare bene sotto la doccia e volersi esibire: non è detto che una cosa implichi l’altra. La mia ispirazione è incostante e inaffidabile, non ne farei mai la sola fonte dei miei guadagni». Dato che la tua vena artistica non basta a mantenerti, come arrivi a fine mese? «Ho diversi altri lavori: scrivo come freelance per un magazine femminile, faccio la traduttrice e collaboro con alcune case editrici». Se il tuo sogno non era scrivere, allora qual era? «Mi sarebbe piaciuto aprire un caffè-libreria, dove dare consigli personali sui libri creando un ambiente caldo e sereno in cui la gente potesse leggere, sentirsi a proprio agio e sostare a piacimento». Perché secondo te in Italia, a differenza dell’estero, esistono pochissimi locali del genere? «Quelli che ci sono purtroppo chiudono quasi subito. Per avere successo un caffè-libreria dev’essere in una posizione centrale o di grande passaggio, cioè in zone dove l’affitto è proibitivo: quasi nessuno al giorno d’oggi può permettersi un simile tentativo a vuoto. Inoltre ho idea che in Italia non siamo rimasti in molti - soprattutto tra i giovani - a pensare che un posto del genere sarebbe un sogno». Come reputi la media dei libri che vedi pubblicare in giro? «Il mondo ormai è pieno di gente che pur di pubblicare pagherebbe o scriverebbe qualunque cosa, anche su commissione. Questo fa sì che gli scrittori vengano retribuiti sempre meno, e che la qualità del pubblicato sia sempre più bassa». Che differenza c’è tra scrivere un libro e farne uscire uno? «La differenza tra scrivere e pubblicare è bella grossa. Quando sento qualcuno dire “vorrei scrivere” mi domando perché allora non lo faccia! Se il tuo impulso è semplicemente mettere nero su bianco qualcosa che hai dentro, puoi farlo in qualunque istante e diffonderlo a tuo piacimento». Da cosa nascono i tuoi libri? «Dal desiderio di offrire agli altri la mia esperienza, di rendere un servizio al mondo in cui vivo. Se qualcuno ti mette davanti un microfono in un Paese come questo, specie in un momento storico come questo, non puoi esimerti dal dire qualcosa. Vieniminelcuore, il mio ultimo libro, è nato così: è la storia di una trentenne in cui tutte le trentenni possano ritrovarsi, senza bigottismi, senza moralismi, con il dovuto senso di confusione e il lato pratico necessario per uscirne». Pensi che Vieniminelcuore possa interessare anche agli uomini o esiste una sorta di pregiudizio nei confronti delle letture “da donna”? «In realtà pare che il mio libro piaccia di più ai ai maschi che alle femmine. Ci sono stati giornalisti che ne hanno fatto recensioni straordinarie, mentre le stroncature peggiori e meno motivate sono arrivate proprio da delle donne. Mi dicono spesso che scrivo come un uomo, forse perché non ho peli sulla lingua: magari suona un po’ sessista, ma l’ho sempre preso come un complimento». Oltre all’ispirazione, cosa serve per confezionare un buon libro? «In primis un istinto per la struttura: saper dosare gli ingredienti (descrizioni, dialoghi, flashback) è fondamentale, soprattutto se si tratta di un romanzo. Inoltre nessuno scrittore dovrebbe dimenticare che il suo dovere è farsi capire nel modo più diretto possibile: le parole sono il tuo strumento, il minimo che puoi fare è imparare a usarle al meglio». Ora che la tecnologia sta sostituendo la lettura classica con gli e-books, pensi che i libri siano destinati a sparire? «Ci vorrà parecchio prima che in Italia prenda piede l’e-book, principalmente perché lo zoccolo duro dei lettori ha un’età di oltre quarant’anni. Altra faccenda, invece, è capire dove andrà l’editoria. Attualmente si pubblicano troppi libri, gli autori vengono pagati sempre meno e ogni mese escono centinaia di titoli del tutto non necessari. Mi piacerebbe che gli editori si mettessero una mano sulla coscienza e facessero un po’ più di selezione all’ingresso. Sarei disposta a subirla anch’io, ci mancherebbe altro». Se dico Playboy a cosa pensi? «Al coniglietto, simbolo del mio primo editore. E a Stephen King, che su Playboy ci pubblica ancora. Ben fatto, zio Stephen!».
E.B.
COMMENTI
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romano23 scrive:
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15/02/2012 9.25.53 |
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grande beltramini
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