BERE

Bio e Vegano? È il vino 2.o

Vinitaly, la più grande fiera internazionale riservata alla produzione vinicola italiana e straniera, festeggia quest’anno con 50 candeline.

APRILE È, COL VINITALY, IL MESE CLOU PER TESTARE ESPERIENZE E TENDENZE NEL VARIEGATO E TALVOLTA INTRICATO MONDO DEL NETTARE DEGLI DEI. COME QUELLA CHE VEDE SEMPRE PIÙ PRODUTTORI CONCENTRARSI SULLA PRODUZIONE DI VINI VEGANI. MA QUALI SONO LE DIFFERENZE EFFETTIVE FRA LE VARIE TIPOLOGIE DI VINO? FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA.

Sperimentazione, interesse, fascino. E anche un po’ di confusione. Il tema è comunque “sulle labbra” di tutti, produttori e, naturalmente, consumatori. I primi al servizio dei secondi. Sulle labbra perché parliamo di vini. Da degustare, come direbbero gli esperti, da bere, come diremmo noi, sempre in moderate quantità, come prevedono il buon senso, la buona salute e la legge. Già, ma quali vini? Convenzionali, biodinamici, biologici, oppure liberi e vegani? Le idee, e spesso anche le normative europee, si sovrappongono un po’. Il palcoscenico oggi è dei bianchi e dei rossi bio. Piccoli produttori ma anche grandi gruppi industriali e storiche famiglie del vino, sono sempre più orientati a coltivare i vigneti con tecniche biologiche e biodinamiche.

Al fine di cimentarsi in nuove avventure enologiche, per rispettare maggiormente l’ambiente, per diversificare la loro produzione, per attrarre i cosiddetti wine lovers, sempre più attenti a un’alimentazione (il vino è un alimento, oltre che un piacere) il più possibile salutare. A dimostrare l’interesse produttivo e di mercato c’è un dato interessante: i vigneti coltivati con le tecniche bio occupavano, a fine 2015, 68 mila ettari, il 18,5 per cento in più rispetto al 2012. Di questi circa 24 mila sono “in conversione”. Vale a dire che da quando si iniziano ad applicare le regole della coltivazione bio al momento in cui si può ottenere il primo raccolto certificato, deve passare un certo periodo di tempo, mediamente tre anni.

Questo numero di ettari crescente pone l’Italia al primo posto, in Europa, nella produzione dei vini biologici e biodinamici, ai quali spetta il 7% dell’intera quantità delle nostre bottiglie. Dunque ci sono ampie possibilità di espansione e di successo, visto che il mercato internazionale è apertissimo ad accogliere quei vini che, come ha sottolineato spesso il professore e opinionista Giorgio Calabrese, medico e docente specializzato nell’Alimentazione umana, “fanno bene al gusto, allo spirito e alla salute”.

Ma che differenza c’è tra le varie tipologie dei vini? Esistono, a riguardo, definizioni variabili, normative, regole e anche differenti opinioni scientifiche che, messe tutte insieme, riempirebbero un volume spesso come un vecchio elenco del telefono. Sintetizziamo…

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