BERE

In vino veritas: Il vulcano e il suo ambasciatore

Sette ettari di vigneti sulle pendici dell'Etna danno vita a un vino che vale la pena provare.

 

 

Ulivo

Anche la lava ha portato rispetto e ha dato onore. La colata antica, infatti, in vista di quei tralci contorti e rugosi come tronchi d’olivo millenario, si è divisa in due rami che hanno preso a scorrere, densi e brucianti, ai lati opposti dei vigneti, lasciando intatte le piante centenarie a forma di piccoli alberi. Oggi le “sciare”, le lingue di fuoco consolidate, avvolgono i sette ettari di filari in un abbraccio protettivo, come i vecchi muri di pietra dei clos francesi. Che difendono le terre da vino di grande valore. Questo piccolo mondo magico in cui si danno quotidiano appuntamento i salmastri venti marini e i minerali vapori vulcanici, racchiude non solo vigne spettinate che si alternano a qualche olivo e piante di nocciole, ma anche un Palmento del Settecento in pietra scura, con l’originale chianca, cioè il torchio per spremere gli acini d’uva, ancora intatta. L’insieme si chiama Tenuta di Fessina e se ne sta adagiata a quasi 700 metri d’altezza su “a’ Muntagna”, come i locali ancora chiamano l’Etna in Contrada Rovittello, frazione minuscola dell’arroccato comune di Castiglione di Sicilia, sul versante nord- est del vulcano a prima vista bizzoso ma anche molto generoso nei confronti delle terre intorno. I vini etnei sono sempre più spesso gli ambasciatori più apprezzati dei vini siciliani e italiani nel mondo e una buona parte del merito va, appunto, a una natura decisa- mente particolare.

DA MILANO ALL’ETNA

Ce la racconta con grande sentimento Silvia Maestrelli, non tra le pietre solide del Palmento ma nella quiete della sua elegante casa di Milano, dove spesso invita amici ed esperti in ricche degustazioni dei vini vulcanici, e in cui ha ricavato, in una stanza luminosa affacciata su storici ed eleganti palazzi, una specie di sala comando, da cui gestisce i vari aspetti dell’attività vinicola di superficie, ovvero quella che non richiede la sua presenza in campo o in cantina. Che poi, a dire il vero, sono i luoghi che lei preferisce; dunque frequenti, specie in certi periodi dell’anno, sono gli andirivieni tra le campagne ruvide dell’Etna e le strade lastricate a due passi dal Duomo meneghino.

Etna

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