TECNOLOGIA

INTELLIGENZA ARTIFICIALE: OPPORTUNITÀ O RISCHIO PER IL GENERE UMANO?

È forse l'ultima grande frontiera della tecnologia sulla quale i grandi colossi internazionali continuano a investire. Nonostante l'ipotetico avvento dei super computer intelligenti lasci aperti ancora molti dubbi e domande senza risposta.

La Silicon Valley è oggi il punto nevralgico dell’innovazione mondiale. La tecnologia parla americano e da sempre questo sistema si fa motore dello sviluppo internazionale costituendo uno di maggiori punti di forza dell’economia americana. La Silicon Valley è innanzitutto un sistema economico e finanziario nel quale interessi multinazionali e logiche di business prevalgono sulla tecnologia stessa. È un sistema per generare denaro che ha bisogno di essere continuamente alimentato e sostenuto. A differenza delle reti di ricerca, delle università, dei laboratori europei per l’ingegneria americana, nel regno dell’iniziativa privata l’innovazione è innanzitutto un business.

La quantità di denaro che viene continuamente riversata all’interno delle startup americane è garanzia per gli imprenditori che presidiano quell’area di contare su disponibilità economiche che il modello europeo al momento non è in grado di sostenere. Le affinità con il modello sanitario e farmaceutico si assottigliano sempre di più perché la tecnologia sta cominciando a porre quesiti di tipo etico.

TECNOLOGIA ED ETICA


Lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale porta con sé implicazioni socia-economiche e sta animando un dibattito acceso e controverso, al pari di quello che viviamo in Italia sull’utilizzo delle cellule staminali in ambito medico. Il desiderio scientifico,legittimo, è soprattutto colmo di positive applicazioni che si prefiggono un obiettivo nobile, alto, umano.

Ma la storia ci insegna che dove girano tanti soldi bisogna sempre stare con gli occhi aperti. I campi di applicazione d’altronde dell’intelligenza artificiale sono infiniti: dalla sanità, alla sicurezza, passando per la gestione delle amministrazioni pubbliche. Da Elon Musk a Bill Gates il gotha della tecnologia sembra unito e compatto contro lo sviluppo sfrenato e indisciplinato di questi strumenti.

Sono ormai lontani i tempi in cui l’obiettivo di chi si occupava di A.I. era limitato alla gestione di partite di scacchi e alla simulazione di comportamenti umani. Oggi parliamo di apprendimento, iniziativa e principi di autogestione. Molti scenari da sempre corteggiati dagli sceneggiatori del cinema di fantascienza che promettevano un futuro dominato dalle macchine potrebbero non essere poi così lontani. Un’apocalisse a base di silicio che vedrebbe il nostro pianeta sopraffatto dal metallo e dei circuiti elettronici.

S.O.S. INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Bill Gates durante un incontro organizzato con gli utenti di Reddit dimostra tutta la sua preoccupazione: “Superare le difficoltà della disabilità, aiutare l’uomo nella raccolta della frutta è una cosa positiva, ma se invece si cerca uno strumento in grado di interpretare il pensiero, calcolare e apprendere autonomamente lo scenario cambia. È secondo noi di molto”.

Come il dominio dell’atomo ha dimostrato la sua dualità e le proprie contraddizioni cosi come la sua pericolosità, allo stesso modo l’intelligenza artificiale, se non controllata e gestita, potrebbe diventare per l’umanità intera un problema. Quasi sicuramente la questione del controllo sui meccanismi che regoleranno l’A.I si presenterà almeno tra tre generazioni. Se consideriamo però il modo in cui l’uomo, ad esempio, sta cercando di risolvere il riscaldamento globale difficilmente soluzioni condivise da tutti potranno essere adottate e quindi lo scenario di preoccupazione non può che essere condiviso. Allo stesso modo dà da pensare il fatto che molti di questi detrattori in realtà stiano finanziando personalmente progetti di sviluppo in tal senso.

Elon Mask, il fondatore di PayPal, che ha rivoluzionato l’utilizzo della moneta elettronica negli anni 2000, oggi si schiera contro uno sviluppo indiscriminato della tecnica ma parallelamente decide di investire in quei fondi che hanno come obiettivo quello di trarre profitto dalle scelte che questo mercato potrebbe presentare per il futuro. Il giornalista del Financial Times Richard Waters definisce come una nuova frenesia la pioggia di miliardi che sta inondando la Silicon Valley in questo periodo.

La stessa Microsoft sta investendo più di un quarto delle sue risorse finanziarie per il proseguimento di progetti relativi a quest’ambito di ricerca. Baidù, il colosso cinese della ricerca, ha annunciato che è pronto il proprio super computer per il deep learning. Questo super computer oggi utilizza 144 processori grafici e 72 processori super potenti in grado di poter alzare l’asticella del benchmark prima fissata Google in termini di riconoscimento delle immagini. La tecnologia Web e l’approccio distribuito permette oggi l’accesso a una capacità di calcolo praticamente infinita con la conseguenza che presto vedremo un’impennata in termini di risultati di performance in questi ambiti.

ROBOT VS ESSERI UMANI

Minwa così viene chiamato il progetto che riguarda un software di apprendimento che prevede di analizzare 1,5 milioni di immagini in mille differenti categorie con l’obiettivo ambizioso di sfruttare l’autoapprendimento per imparare a categorizzare autonomamente 100mila immagini che il sistema non ha mai visto prima. Siamo ormai a un livello nettamente superiore.

Presto o tardi, quindi, si porrà il problema di capire fino dove siamo in grado di sostenere l’autonomia della macchina rispetto alla nostra. Apprendere, per definizione, significa superare. Superare quel limite di conoscenze note per accumularne di nuove. Per costruire quei collegamenti neuronali che fanno di ognuno di noi quello che siamo. L’esperienza è la nuova innovazione. Se questa viene sfruttata (economicamente), utilizzata digitalizzata e gestita, l’incidente può essere dietro l’angolo. L’esperienza, infatti, non conosce solo aspetti positivi.

Come esseri umani ci esponiamo ad esperienze negative che inevitabilmente si tramutano in percezioni e risposte. Azioni sconsiderate spesso vengono messe in opera da chi ha subito delle esperienze negative. Lo stesso concetto di negatività è messo in discussione perché relativizzato dalla mente, o processore, di chi lo elabora. Inoltre l’apprendimento quando non è mediato dall’emozione, che nell’esempio dell’esperienza umana e l’unico vero freno alla follia, è pericoloso. Un approccio meccanico non beneficia nemmeno di questo filtro che oggi ci permette di limitare le azioni negative anche quando l’esperienza pregressa suggerirebbe il contrario. Il dolore e la sofferenza, sconosciuti al silicio, sono la migliore arma di cui l’uomo dispone per tutelarsi. L’analisi e la regolamentazione non basteranno.

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